Un film di Stacy Title. Con Douglas Smith, Lucien Laviscount, Cressida Bonas, Michael Trucco, Doug Jones, Carrie-Anne Moss, Borothy Faye Dunaway, Jenna Kanell. Horror, 96′. 2016, Stati Uniti

Basato sul libro “The Bridge to Body Island” di Robert Damon Schneck

Quanti di voi sanno che cosa è uno stato psicotico? Quanti conoscono qualcuno che ne soffre? E per finire, quanti hanno almeno sentito parlare o letto del cosiddetto disturbo ossessivo compulsivo?

Tranquilli, cari lettori, non voglio tediarvi con una lezione di psichiatria, per quanto interessante, ma se vorrete gustarvi fino in fondo “The bye bye man” sarà il caso di dare almeno uno sguardo a qualche manuale.

Il film di Stacy Title, infatti, non è altro il racconto e la messa in scena di una psicosi collettiva riletta in chiave horror.

Qualche rapida nozione di base. Una persona afflitta da psicosi crede di vedere e sentire voci e persone che in realtà non esistono. Lo stato psicotico trasfigura la realtà, i ricordi, le emozioni portando un individuo a compiere anche atti malvagi e feroci contro se stesso o gli altri, atti che normalmente non farebbe mai.

Ognuno di noi, sotto stress, può essere soggetto a uno stato psicotico e se curato può uscirne senza gravi conseguenze.

Il disturbo ossessivo compulsivo, invece, è un disturbo mentale, alla cui base sta l’ansia incontrollabile che induce la mente ad avere un pensiero ricorrente e invalidante, di cui non si riesce a liberarsi.

Quante volte la cronaca riporta azioni efferate di individui apparentemente normali?

Ebbene, lo sceneggiatore Jonathan Penner, basandosi sul libro “The bridge to Body Island” di Robert Damon Schneck, teorizza che questi atti inspiegabile non siano frutto di un raptus momentaneo, bensì ordinati da un’entità malvagia che ha il potere di entrare nella mente e di sconvolgerla.

Madison, Wisconsin, ottobre 1969. Il giornalista Larry Redmond (Whannell), colpito da un apparente raptus di follia, uccide amici e vicini di casa, chiedendo a ogni vittima in maniera ossessiva se abbiano rivelato un misterioso nome. Una volta trucidati tutti, lui stesso si suicida.

Trent’anni dopo, tre studenti universitari, Elliott (Smith), John (Laviscount) e Sasha (Bonas), comprano la casa di Redmond. I ragazzi vengono presto circondati da presenze inquietanti che utilizzano rumori spaventosi, e durante una festa Elliott scopre strani avvertimenti e infine un nome, bye bye man.

I tre e Kim (Kannel), una bizzarra sensitiva, invocano il suo nome durante una seduta spiritica. Bye bye man (Jones) comincia allora a manipolarli, portandoli a mettere in discussione la loro amicizia e a desiderare di uccidersi a vicenda.

Le menti dei quattro protagonisti scivolano sempre più verso l’oscurità, manipolandosi a vicenda e creando una vera e propria psicosi collettiva.

Il problema drammaturgico del film sta nel fatto di aver costruito questa psicosi dando più spazio alla spettacolarità e visibilità scenica che al versante psicologico. Di conseguenza, sebbene ogni interprete dia tutto se stesso, i personaggi risultano caricaturali, poco credibili, in alcuni momenti involontariamente comici.

Sebbene nel complesso godibile, la pellicola risulta leggera sul piano del ritmo e del pathos, capace solo in parte di coinvolgere lo spettatore.

La regia di Stacy Title è pulita, semplice, ma priva del necessario e auspicabile quid creativo e artistico per far compiere al film un salto di qualità.

I camei di Carrie-Anne Moss e Borothy Faye Dunaway appaiono fuori contesto, slegati dal resto.

L’idea di partenza è sicuramente interessante – non a caso il film ha riscosso negli Stati Uniti un ottimo successo di pubblico, e probabilmente accadrà la stessa cosa in Italia. Resta però la sensazione di un progetto che poteva ambire a qualcosa di più, a ogni livello.

Dopo aver visto “The bye bye man” anche lo spettatore più sano non potrà non chiedersi se la propria mente saprebbe davvero rimanere libera e forte davanti all’oscurità.

 

Il biglietto da acquistare per “The bye bye man” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio (con riserva); 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

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