“Metti una notte”: alla ricerca di un nuovo amore in una Roma notturna

All'esordio, il regista Cosimo Messeri dirige una commedia elegante, con una comicità vintage

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di Luciaconcetta Vincelli

 

Un film di Cosimo Messeri. Con Cosimo Messeri, Cristiana Capotondi, Amanda Lear, Elena Radonicich, Massimiliano Gallo. Commedia, 87’. Italia, 2017

Martino un giovane entomologo in crisi sentimentale, torna a Roma a trovare l’adorato zio. Appena arrivato lo zio gli chiede il favore di fare da babysitter alla figlia di alcuni amici. Una volta arrivato a casa di Linda, la bambina, Martino scopre che assieme a questa c’è anche Lulù, la sua eccentrica e imprevedibile nonna. Tutto si complica quando Martino riceve la telefonata di Tea, un antico amore incontrato il pomeriggio stesso per caso. La ragazza è in pericolo e gli chiede aiuto. Martino entusiasta all’idea di poterla salvare è costretto a portarsi dietro nonna e bambina in una serie di avventure e disavventure, incontri e imprevisti, in una Roma notturna alla ricerca di un nuovo amore.

 

Si respira un senso di novità, di esordi alla Festa del Cinema di Roma e in particolare nella sezione indipendente Alice nella città. In Panorama Italia si inserisce il film “Metti una notte”, opera prima del giovane Cosimo Messeri.

Il regista è un “trentenne degli anni ’30, portatore di un cinema nuovo”, per dirla come l’attrice Cristiana Capotondi, che fa parte del cast ristretto e ricco, in cui figurano anche Amanda Lear, Marco Messeri ed Elena Radonicich.

Un assortimento così variegato, insieme a un autore che, ci confessa, si è sempre ispirato all’immaginario cinematografico di Charlie Chaplin e di John Landis, conducono dritto dritto a una commedia, girata durante una notte romana, tra ricatti e debiti, che coinvolge uno “scienziato” tornato in Italia dalla Svizzera, sostituto-babysitter di una bambina e (anche) della nonna scatenata della piccola. La situazione si annuncia molto movimentata.

Scene di comicità elegante e leggera, virata quasi verso il non sense, si avvicendano a Roma, “la città più vivibile e generosa che esista” secondo il regista e, in un riflesso autobiografico-affettivo, secondo il protagonista della pellicola.

Entrambi, congiunti, si ritrovano a girare e a raccontare Roma notturna, la sua atmosfera romantica sotto una luce attuale, una Roma giovane. Perché, in effetti, la straordinaria comicità vintage e fresca di Messeri si rivolge ai giovani, grazie a un’interpretazione surrealista, tendente all’onirico, dei fatti narrati.

Il risultato è una commedia stranita, in cui, mescolate per bene le varie tonalità dei generi, si raggiunge un’esperienza cinematografica inedita, in cui si risente vagamente lo stile linguistico di Nanni Moretti (con cui Messeri ha lavorato in precedenza), evitando però il rischio di non fruibilità della battuta.

Perché, alla fine, il messaggio (o i messaggi) arriva forte e chiaro. Solerzia, sembra essere lo slogan del film, non solo per la sua ripetizione accentuata. Solerzia sembra essere l’invito del regista a noi tutti, a noi italiani, evocati con una scena di soli gesti (e qui torna Chaplin): ma l’associazione ormai stereotipata dell’Italia diviene essenziale per rigettare l’inganno delle parole che affollano la nostra attualità e concentrarsi sull’essenza. E la nostra caratteristica italiana, la nostra identità, consapevolmente risvegliata, potrà riscattarci, come un debito “in cui non sono importanti i soldi”.

Importanti allora ci appaiono le semplici battute del personaggio di Cosimo Messeri: “Alla fine, lei è divertente, divertente senza saperlo. Avrei dovuto dirle qualcosa, sapevo che era il momento”, nelle possibilità di una notte.

 

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