Cannes: a lezione di cinema e femminilità da Robin Wright

La Claire Underwood di "House of Cards" parla di tutto: da Tramp alla polemica tra Cannes e Netlifx

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Non smettere mai di credere ai tuoi sogni. Niente è impossibile. I primi amori non si scordano mai.

No, caro lettore, non sto attraversando una fase filosofico-romantica e non sono vittima di un precoce attacco di demenza, ma il 18 maggio 2017 resterà, per il sottoscritto, una data indimenticabile.

Sapete quanto sia riconoscente a Parole a Colori e soprattutto al caporedattore Turillazzi per la fiducia e l’incarico di redattore cinema. Giorno dopo giorno, con passione e abnegazione, abbiamo guadagnato credibilità e stima da parte degli addetti ai lavori, in Italia e all’estero.

Essere accreditato nel ruolo di inviato ai più prestigiosi Festival del cinema è sempre stata un’emozione, oltre che un piacere. Tornare a Cannes è bellissimo.

Ma niente di quello che ho vissuto in questi anni è paragonabile a quello che ho provato stamattina, avendo la fortuna di partecipare all’incontro con l’attrice americana Robin Wright.

Quando ieri sera, uscendo da una proiezione stampa, ho letto sul cellulare l’email di accredito all’evento credo che il mio cuore abbia per un attimo smesso di battere.

Per il mondo Robin Wright è la brillante, talentuosa e poliedrica attrice capace di passare con disinvoltura dal ruolo di Jenny, tenera fidanzata di Forrest Gump, a quello della glaciale Claire Underwood della serie “House of cards”.

Ma per il sottoscritto Robin Wright è il primo amore cinematografico, la prima cotta televisiva, è il simbolo del perfetto e armonioso transfer emotivo tra star e fan.

La Wright è uno dei motivi per cui sono diventato un teledipendente – ogni pomeriggio, insieme a mia nonna, accendevo la Tv per seguire su Rai 2 gli episodi della soap opera “Santa Barbara”.

Sì perché l’attrice, nella sua carriera, ha interpretato anche l’irrequieta Kelly, la capricciosa principessa Bottondoro del film “Una storia fantastica”, la romantica giornalista Teresa del film cult “Le parole che non ti ho detto”.

Robin Wright è un universo di emozioni, ricordi, sensazioni che si sono condensate quando l’ho vista apparire sorridente e magnifica al photocall dell’evento.

Lei sorrideva – ai fotografi, ovviamente – ma il sottoscritto ha finto di credere che i suoi sorrisi fossero rivolti al più vecchio e devoto fan presente nella meravigliosa location della suite Kering, al 7 piano del hotel Majestic.

In realtà, invece di lasciarmi andare al sentimentalismo, dovrei raccontarvi di come l’attrice abbia parlato con orgoglio del suo cortometraggio, “The dark night”, presentato qui sulla Croisette e realizzato grazie a una campagna di crownfunding.

Dovrei spiegarvi le differenze che la Wright ha avvertito, sul piano artistico ma anche personale, dirigendo un corto e alcuni episodi di “House of cards”.

Dovrei darvi qualche chicca sull’attesa quinta stagione della serie, che, incredibilmente, ha anticipato la realtà politica americana attuale, anche se è stata girata prima.

Dovrei scrivere come Robin Wright si auguri che, nel 2020, sarà Michelle Obama la candidata dei democratici alle elezioni presidenziali, e come consideri Trump un doloroso incidente della storia.

Dovrei, per amore di cronaca, sottolineare come abbia glissato con classe sulla polemica in corso tra Cannes e Netflix sulla modalità di distribuzione dei film in sala.

Dovrei ricordarvi che a breve vedremo l’attrice nei film “Wonder woman” di Patty Jenkins, che lei si augura possa essere stimolante per le giovani donne, e “Blade Runner 2049” di Denis Villeneuve.

Dovrei sottolineare molte cose, approfondirne altre, ma ieri in sala io ero prima di tutto un fan che ha visto realizzarsi un sogno. Quindi, per la cronaca dell’incontro, vi rimando a illustri quotidiani, che non hanno perso una battuta, a differenza mia.

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