“Il serpente dell’Essex”: un romanzo storico pastorale, con pochi brividi

Sarah Perry firma per Neri Pozza una storia ben scritta, che racconta l'Inghilterra dell'Ottocento

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INCONCLUDENTE. curato. PASTORALE

 

Il serpente dell’Essex” di Sarah Perry di per sé non è un brutto libro, però temo che soltanto un vero appassionato del genere storico possa arrivare ad apprezzarlo davvero – e anche a leggerlo fino alla fine e non desistere prima.

Londra, fine Ottocento. Cora Seaborne, dopo la morte del crudele marito, è libera di seguire la sua passione per la ricerca naturalistica spostandosi con il figlio Francis e l’amica Martha da Londra alla cittadina di Colchester, nell’Essex.

Tutta la zona è in fermento perché un leggendario serpente marino sembra essere tornato a mietere vittime…

Ecco, sono stata volutamente stringata con la trama, ma quello che dovete sapere è che oltre questo non succede niente. O meglio, niente di eccezionale o eclatante. Non ci sono guerre, avvicendarsi di monarchi, scandali. Non ci sono nomi che, vedendoli sulla pagina, vi faranno esclamare: “Ah sì, certo, questo lo conosco!”.

Qui si racconta una storia secondaria, marginale nello svolgersi della Storia con la esse maiuscola. Persone normali vivono avventure, tutto sommato, normali.

Che poi anche definirle avventure, alla luce della lettura ultimata, mi sembra eccessivo. La Perry racconta un anno particolare di un gruppo di persone ordinarie. Il libro è tutto qui.

Allora perché leggere “Il serpente dell’Essex“? Perché è un romanzo storico curato, piacevole, a suo modo coinvolgente, che racconta con dovizia di particolari usi e costumi del periodo. Perché la vita della Londra e dell’Essex del XIX secolo prendono vita.

Perché è scritto molto bene, con uno stile avvolgente, la scansione in mesi, gli inserti di lettere autografe dei protagonisti, il racconto che si concentra ora su questo ora su quello.

Si tratta di un libro che scorre via piacevole, nella sua monotonia. Cora incontra volti noti e stringe nuove amicizie. Martha porta avanti le sue battaglie sindacali. Francis è un ragazzino particolarmente strano, con la mania di collezionare trofei – piume di uccelli ma anche reperti più disgustosi, come i peli del cane morto del padre defunto.

E poi c’è la famiglia Ransome, il pastore William impegnato a convincere i concittadini dell’infondatezza di miti e leggende, la moglie Stella, bella ma affetta da una strana e persistente tosse, i tre figli.

Leggendo, pagina dopo pagina, ci si aspetta la svolta, quel qualcosa che dia un senso al tutto e orienti il racconto in una qualche direzione – Cora e Will diventeranno amanti? Stella soccomberà alla malattia e lascerà libero il campo? Il fantomatico serpente si paleserà?

E invece – sorpresa! – non succede proprio niente. Si va avanti e i personaggi proseguono con le loro vite e alla fine, se non fosse che la città ha incontrato la campagna, che tra i due mondi è stato gettato un ponte che, chissà, forse in futuro porterà a qualcosa, potremmo dire che dall’inizio è tutto esattamente lo stesso.

 

SCONSIGLIATO. PUNTO DI DOMANDA. . CONSIGLIATO. IMPERDIBILE

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