“I primitivi”: un film d’animazione che prende di mira Inghilterra e modernità

Spensieratezza e risate per il film di Nick Park, che si rivolge anche agli adulti con una satira sociale

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di Federica Rizzo

 

Un film di Nick Park. Con Riccardo Scamarcio, Paola Cortellesi, Salvatore Esposito, Claudio Gregori, Gabriele Rubini. Animazione, 89′. Gran Bretagna, Francia, 2018

Il giovane cavernicolo Dug vive nella foresta in armonia con la sua tribù, ancorata allo stile di vita elementare dell’Età della pietra, finché un gruppo di guerrieri già entrati pienamente nell’Età del bronzo caccia tutti i primitivi nelle aride Badlands, sottraendo loro le terre più fertili. Ma Dug non si rassegna e si infiltra nel territorio del nemico, dove apprenderà che il gioco preferito nell’Età del bronzo è… il calcio. E poiché alcune pitture rupestri rivelano alla sua tribù di aver avuto antenati calciatori, Dug decide di sfidare i nemici a una partita: se vincerà riavrà la sua terra, altrimenti la sua tribù dovrà lavorare in miniera per i vincitori.

 

Nick Park, il creatore di “Wallace & Gromit”, 4 volte premio Oscar, fa il suo esordio alla regia con “I primitivi“, sfruttando nuovamente la tecnica del claymotion che lo ha reso celebre, utilizzando la plastilina tipica della casa di produzione inglese Aardman Animations.

All’alba dei tempi, tra creature preistoriche e natura incontaminata, la vita è perfetta per Dag e per la sua bizzarra tribù. La tranquillità dell’Età della pietra viene però travolta dall’arrivo della potente Età del bronzo, che costringe tutti ad abbandonare la propria casa. Lo scontro tra civiltà prende la forma di un’epica sfida in un rituale antichissimo di cui fino a quel momento Dag non aveva mai sentito parlare: il gioco del calcio.

Ironico, divertente, con battute e gag dal sapore tipicamente british, “I primitivi” conferma la volontà di parlare, attraverso i film di animazione, anche al pubblico adulto nascondendo in bella vista, sotto un film apparentemente senza grandi pretese, un’acuta satira alla nostra società.

Le tematiche che affiorano sono molteplici e tutte ben sviluppate: si affronta in maniera fresca la questione della presunta superiorità delle civiltà più avanzate, mostrando come il progresso rischi di portare con sé anche il culto del dio denaro e dell’individualismo; si parla dello sport come collante sociale o, al contrario, come “luogo” in cui il conflitto tra uomini può scoppiare.

Gran lavoro del cast italiano. Tra tutti vogliamo sottolineare la prova di Salvatore Esposito che presta prestare la voce al famigerato Lord Nooth, mescolando più accenti e cadenze, sia italiane che straniere.

Quello che non mancherà saranno le risate e la spensieratezza, seppur finalizzate a trasmettere un messaggio serio di fondo: i valori della famiglia, dell’integrazione, dell’amicizia e del gioco di squadra possono essere usati nella lotta per ottenere i diritti.

 

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