“Dopo la guerra”: anche gli ex brigatisti hanno anima – e famiglia

Annarita Zambrano porta a Cannes una storia con alcuni spunti originali e una discreta regia

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Un film di Annarita Zambrano. Con Barbora Bobulova, Giuseppe Battiston, Orfeo Orlando, Fabrizio Ferracane, Charlotte Cétaire. Drammatico, 100’. Francia 2017

 

Auto sulla folla. Estremisti che si fanno esplodere a un concerto o sparano dentro un locale. Morti innocenti sulle strade. Autorità che parlano ai microfoni di innalzate misure di sicurezza, che però non sempre danno i risultati sperati.

La realtà del 2017 è questa, e uno degli elementi più sconcertanti è che a poco a poco ci sta diventando familiare, tanto da non sorprenderci più come le prime volte quando il Tg o i social ci riportano qualche notizia.

Ci stiamo abituando al nuovo clima di terrore che ci circonda, dove prendere un autobus, mangiare al ristorante, andare a un concerto (il pensiero non può non andare alle vittime dell’attentato di Manchester, e alle loro famiglie) sono azioni rischiose, che potrebbero trasformarci in bersagli.

L’Italia, rispetto ad altri paesi europei meno abituati a questo nuovo tipo di guerra, ha già vissuto in passato sulla propria pelle gli anni del terrorismo rosso e nero, piangendo vittime innocenti oltre che servitori dello Stato brutalmente uccisi perché colpevoli di adempiere al proprio dovere.

Le Brigate Rosse sono state sconfitte grazie all’impegno e alla collaborazione tra forze dell’ordine e politica, che non hanno avuto timore di usare in certi casi anche il pugno duro, ma molti degli uomini e delle donne che scelsero la lotta armata come mezzo per esprimere il proprio dissenso politico sono riusciti a evitare il carcere, rifugiandosi in Francia.

Giuseppe Battiston è l’ex brigatista Marco nel film di Annarita Zambrano. 2017

Poterono contare in questo senso sull’appoggio dell’allora Presidente Francois Mitterrand, che volle considerare i terroristi italiani come militanti politici, meritevoli di asilo e di protezione.

La dottrina Mitterrand, pur non essendo mai diventata una legge, è stata confermata e applicata fino al 2002, quando il presidente Sarkozy fece cadere questa “consuetudine normativa”, riaprendo una pagina dolorosa e complessa della nostra storia.

“Dopo la guerra” di Annarita Zambrano, presentato in concorso nella sezione Un certain regard del Festival di Cannes, inizia con un vibrante dibattito tra un professore universitario e i suoi studenti. Costretto a lasciare l’aula per una contestazione, l’uomo viene brutalmente ucciso da due giovani, in un modo che ricorda da vicino il modus operandi delle Brigate Rosse.

Nel corso dell’indagine che segue all’omicidio, la magistratura italiana chiede l’estradizione dalla Francia di Marco (Battiston), un brigatista fuggito ormai da vent’anni. L’uomo non ha però nessuna intenzione di tornare in patria e trascina la figlia Viola (Cétaire) in un tentativo disperato di fuga per evitare l’arresto.

“Dopo la guerra” racconta una storia già vista, ma lo fa, almeno, introducendo due novità.

L’esordiente Charlotte Cétaire (Viola) è la nota positiva del film della Zambrano. 2017

La prima è la scelta di ampliare la prospettiva del racconto, includendo non solo Marco ma anche la sua famiglia d’origine, rimasta in Italia, composta dalla sorella Anna (Bobulova), sposata con un integerrimo procuratore e con un figlio, e dalla madre Teresa (Piccolomini).

Anna è una semplice professoressa d’italiano, non ha mai condiviso le scelte radicali dei fratelli e non ha nessun rapporto con Marco, eppure, suo malgrado, viene toccata sul piano personale e lavorativo dalla vicenda. La sua colpa? Essere sorella di un assassino.

La seconda è mostrare quanto il peso del passato di Marco condizioni il futuro di Viola, che si ritrova coinvolta senza possibilità di esprimere il suo dissenso.

Nonostante questi due spunti, il film fatica a catturare lo spettatore.

Annarita Zambrano ha mostrato discrete potenzialità come regista e autrice, ma la sua capacità nel raccontare questo delicato passaggio storico è apparsa insufficiente.

Meritevole di menzione l’interpretazione dell’esordiente francese Charlotte Cétaire, che risulta convincente e credibile nel ruolo di Viola.

“Dopo la guerra” è un film dignitoso, apprezzabile nelle intenzioni ma mancante di quel quid registico o interpretativo tale da permettergli di fare il salto di qualità.

Il finale è sicuramente la parte più bella, forte e riuscita, e nonostante la sua tragicità apre nello spettatore la speranza che si possa in futuro riuscire a girare pagina, confidando nelle nuove generazioni

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