“Assassinio sull’Orient Express”: Kenneth Branagh è un novello Poirot

Bella prova del variegato cast, dove spicca l'eroina di Star Wars Daisy Ridley. Un film che funziona

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Un film di Kenneth Branagh. Con Kenneth Branagh, Penélope Cruz, Willem Dafoe, Judi Dench, Johnny Depp, Josh Gad. Drammatico, 114′. USA, 2017

Sullo sfondo degli anni Trenta, dell’Art déco e del turismo esotico, Hercule Poirot scova colpevoli e sonda con perizia le sottili meccaniche criminali. Atteso a Londra con urgenza, trova sistemazione, lusso e conforto sull’Orient Express. Ma una valanga e un omicidio interrompono presto i suoi piccoli piaceri, la lettura di Dickens e la simmetria delle uova la mattina. Mister Bouc, il direttore del treno preoccupato della polizia e dello scandalo, chiede a Poirot di risolvere il caso. Bloccato con tredici passeggeri, tutti sospettati, il celebre detective improvvisa un’indagine che lo condurrà dove nemmeno lui aveva previsto.

 

Nella sua quasi trentennale carriera, Kenneth Branagh ha adattato per il grande schermo praticamente di tutto, dai classici –  “Enrico V” di Shakespeare – ai fumetti. In “Assassinio sull’Oriente Express” si confronta con uno dei mostri sacri del genere giallo, il romanzo pubblicato nel 1934 da Agatha Christie. E bisogna dire che il risultato è irresistibile, nel suo unire atmosfere e suggestioni nostalgiche con una comicità moderna.

Il detective baffuto più amato di sempre, Hercule Poirot (Branagh), ha deciso di prendersi una vacanza di tre giorni viaggiando sull’Orient Express, per poter leggere Charles Dickens in pace “senza preoccupazioni né crimini”. Ma, come ben sappiamo, i buoni propositi non sempre si realizzano, e inevitabilmente sul treno avviene un delitto. Poirot deve risolvere il caso, indagando sui tredici passeggeri, tutti potenziali sospettati…

Il cast è composto da un’apprezzabile mix di attori teatrali (la brillante Olivia Colman), istituzioni inglesi (Derek Jacobi, Judi Dench) e stelle di Hollywood (Johnny Depp, Willem Dafoe e Penélope Cruz), con l’aggiunta di una provocante Michelle Pfeiffer e dell’eroina di “Star Wars” Daisy Ridley, probabilmente la migliore di tutti.

Il film funziona, soprattutto se non cercate di confrontarlo con l’originale scritto – oppure con il film di Sidney Lumet del 1974. Gli sceneggiatori non cercano di reinventare la Christie – operazione che sarebbe stata sicuramente destinata a fallire -, semmai l’aggiornano leggermente, mantenendo l’opulenza coloniale dell’ambientazione ma facendo un’operazione di aggiornamento dei lati più razzisti dei personaggi.

Piacciono i paesaggi sterminati che scorrono fuori dai finestrini dell’Orient Express, i colori vivi delle scenografie, la ricchezza dei costumi. Piace la componente drammatica, che resta leggera e non appesantisce troppo la visione.

Insomma, il “nuovo” Hercule Poirot conquista il pubblico, ed è già pronto a viaggiare verso nuovi lidi, e risolvere nuovi casi. Sul Nilo, magari?!

 

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