di Mauro Campus

 

Alessio Ventura è la voce storica dei Dhamm – chi conosce e ama il rock italiano degli anni ’90 non può non ricordarsi di loro.

Con la sua band ha partecipato a tre edizioni consecutive del Festival di Sanremo, a partire dal 1994, facendosi conoscere dal grande pubblico.

Sono passati oltre vent’anni da quelle performance, ma Alessio continua a vivere di musica. Attualmente interpreta Otone nel musical “Divo Nerone – Opera Rock”, che debutterà il 1° giugno a Roma e sarà in cartellone per tutta l’estate nel cuore dei Fori Imperiali.

Abbiamo incontrato Alessio Ventura per parlare di questo progetto che sta per partire, dei suoi altri progetti, dei riferimenti musicali e molto altro.

 

Ciao Alessio, benvenuto su Parole a Colori. Comincio nel chiederti quanto è impegnativo lavorare in una produzione come “Divo Nerone – Opera Rock”?

Un impegno che definirei totalitario, considerando il fatto che si tratta a tutti gli effetti di un doppio spettacolo in due lingue.

Il musical è una novità, nella tua carriera?

Assolutamente: per me questo è il rito di iniziazione e credo che le cicatrici rimarranno per un po’.

Niente di meglio di un romano doc per un progetto su un personaggio storico come Nerone. Lo conoscevi bene, prima del musical?

Ammetto di averlo approfondito e rivalutato grazie al musical. A quanto pare, infatti, non era l’incendiario ammazza cristiani che a scuola abbiamo studiato ma un grande statista che cercò di elevare la cultura romana tramite l’arte. Insomma, omicidi a parte, ce ne fossero.

Il musical “Divo Nerone – Opera Rock” sarà in cartellone ai Fori imperiali di Roma per tutta l’estate.

Oltre al musical, quali sono i tuoi attuali progetti musicali?

Ho qualcosa che mi bolle in testa e spero a breve di avere il tempo di renderlo concreto: una sorta di trasmissione web, in diretta dal mio piccolo studio auto-costruito, fatta di musica e sketch comici.

Quali sono, secondo te, le differenze tra l’ambiente musicale degli anni ’90, dove hai mosso i primi passi, e quello di oggi?

Il mondo della musica e il suo mercato sono in continuo cambiamento e questo non è altro che un riflesso della cultura che viviamo. Siamo nell’era dell’estetica, dove la forma è più importante del contenuto, e tutto mi sembra si muova in quella direzione. Ma c’è anche la rete, attraverso la quale chi vuole fare proposte diverse può farlo e, se ben organizzato, può anche catturare un ampio pubblico.

C’è un artista con cui ti piacerebbe collaborare?

Nessuno in particolare, ma mi piacerebbe trovare affiatamento con qualcuno e fare squadra.

In un mondo sempre più social, quale è la tua posizione rispetto alle nuove tecnologie? Pensi che facilitino il lavoro del musicista/cantante?

Assolutamente. Lavoro ormai da tanti anni con la tecnologia e senza di essa non avrei potuto registrare, comporre e quant’altro. I social li osservo e me ne servo secondo necessità, ma fortunatamente non li confondo con la vita reale.

C’è un disco, o una canzone, che ti ha cambiato la vita?

“Appetite for Destruction”, dei Guns n’ Roses

Tornando a “Divo Nerone – Opera Rock”, come hai vissuto le ultime settimane prima del debutto?

Come chi ha mangiato una cassetta di limoni!

Grazie ad Alessio Ventura, e un enorme in bocca al lupo per l’esordio del 1° giugno.

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