“You were never really here”: film cult o catastrofe incommensurabile?

Lynne Ramsay firma una pellicola semplice e visionaria, dove ogni passaggio può nascondere significati nascosti

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Un film di Lynne Ramsay. Con Joaquin Phoenix, Ekaterina Samsonov, Alessandro Nivola, Alex Manette, John Doman. Drammatico, 95’. USA, Francia, 2017

 

È arrivato alla fine, ma sfortunatamente è arrivato, la madre di tutti gli incubi per chi scrive di cinema per lavoro o per semplice passione.

Sto parlando di quel film talmente particolare, stravagante, assurdo ma allo stesso ipnotico e magnetico, magari per merito dell’interpretazione eccelsa del protagonista, che costringe l’articolista a porsi un dubbio lacerante: film cult o cagata pazzesca?

“You were never really here” di Lynne Ramsay, presentato in concorso al Festival di Cannes, rientra a pieno titoli in questa categoria.

Dopo aver visto scorrere sullo schermo l’ultima immagine resti fermo sulla poltroncina per lunghi minuti riflettendo su ciò che hai visto e credi d’aver capito di una trama semplice, scarna, con pochi e asciutti dialoghi, ma dove al contempo ogni gesto e parola hanno una valenza simbolica, onirica, metaforica.

Se dovessimo fermarci solamente alla superficie del film della Ramsay, dovremmo scrivere che lo spettatore si trova a seguire le vicende di Joe (Phoenix), imbolsito, stralunato, psicologicamente provato dalle violenze subite da parte del padre durante l’infanzia.

Veterano di guerra e sopravvissuto anche a molte altre battaglie, vive con la madre anziana e malata (Roberts), con cui ha un rapporto di amore/odio.

Joaquin Phoenix protagonista del film “You were never really here”. 2017

Oggi per vivere Joe fa il mercenario per chi vuole liberarsi di qualcuno ma non ne ha l’abilità o il coraggio, una sorta di vendicatore su commissione, che presta particolare attenzione agli abusi e le violenze sui minori.

Il suo ultimo incarico è quello di sottrarre Nina, figlia preadolescente del senatore Votto, a un giro di prostituzione minorile. Nell’arco di una notte, armato di martello, Joe appare e scompare, come se non fosse mai stato lì (questo il senso del titolo originale), pronto a tutto per salvare la ragazzina. Perché lei non è soltanto un incarico, rappresenta anche la possibilità di salvare se stesso…

“You were never really here” non è un film per tutti, e probabilmente non diventerà nemmeno un blockbuster, campione d’incassi al botteghino. Però è un film che cattura e stordisce lo spettatore, portandolo dentro una storia dove il confine tra sogno e realtà semplicemente non esiste.

Joaquin Phoenix regala una performance all’altezza del suo talento ed esperienza, confermando di essere un artista poliedrico e camaleontico e di possedere una fisicità e una sensibilità forti, indispensabili per rendere indimenticabile il personaggio di Joe.

Lynne Ramsay ha dato prova di essere una regista di talento, visionaria, creativa, abile nel raccontare le pene dell’animo umano attraverso un film che suscita nel pubblico emozioni forti e intese, opposte e diverse. Una regia di forte personalità e impatto visivo.

Allo spettatore medio lascio il compito di stabilire in quale categoria inserire “You were never really here”. Cult o disastro? Io personalmente non sono riuscito a decidere.

 

Il biglietto da acquistare per “You were never really here” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

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