Un film di Taylor Sheridan. Con Elizabeth Olsen, Jeremy Renner, Jon Bernthal, Gil Birmingham, Martin Sensmeier, Julia Jones. Thriller, 111’. USA, 2017

 

La perdita di un figlio è probabilmente il dolore più atroce e devastante che un genitore possa provare. Se poi il figlio in questione viene brutalmente ucciso le cose diventano ancora peggiori.

Presentato nella sezione Un certain regard del Festival di Cannes e vincitore del premio per la miglior regia, “Wind river” di Taylor Sheridan è molto di più un crime movie, è un percorso accidentato, quello che i diversi personaggi di questa storia devono compiere per vincere i propri demoni.

Lo spettatore si prepari a un viaggio interiore e profondo in anime ferite e cuori spezzati, scandito da contorni drammatici e disperati.

Sheridan, all’esordio come regista, non si limita a mescolare gli elementi chiave di thriller e dramma, ma firma una sceneggiatura potente, incisiva, toccante e profonda, legando in modo perfetto il paesaggio invernale al freddo interiore dei protagonisti.

Cory Lambert (Renner), agente della United States Fish and Wildlife Service, lavora nella riserva indiana di Wind River, in Wyoming.

Dopo aver scoperto nella neve il cadavere di una giovane donna, si offre di aiutare l’agente dell’FBI Jane Banner (Olsen), inviata sul posto per indagare.

Fortemente legato alla comunità dei nativi americani, Cory è l’unico in grado di affrontare questo ambiente ostile, un territorio devastato dalla violenza e dell’isolamento, dove la legge dell’uomo svanisce di fronte alla spietata natura.

Colpito lui stesso dalla lacerante perdita della figlia, avvenuta anni prima, l’uomo vede in quest’indagine l’opportunità non solo di fare giustizia per la vittima, ma in qualche modo di onorare la memoria della persona che ha perso e di trovare a sua volta pace.

“Wind River” ha un impianto narrativo solido, asciutto e incalzante. Dopo una partenza lenta e prevedibile, dove si introducono i protagonisti e si raccontare l’ambiente in cui si muoveranno, la storia decolla in modo prepotente e convincente, scavando con efficacia e abilità nella sfera più intima di ogni personaggio e creando una forte connessione con lo spettatore.

Il film alterna scene spettacolari e cruente a momenti strazianti e commoventi senza mai perdere di tono, intensità e credibilità, grazie a un ottimo e talentuoso cast, guidato da Jeremy Renner. Merita una menzione anche il possente e magnetico Gil Birmingham.

Taylor Sheridan, oltre a confermarsi sceneggiatore valido e ispirato, all’esordio dietro la macchina da presa dimostra di avere tutte le carte in regola per potersi imporre anche in questo campo.

La sua è una regia semplice, lineare, carismatica, incisiva nel coniugare action e sentimenti, senza mai eccedere in nessuno dei due generi.

È difficile per un genitore rassegnarsi alla perdita di un figlio, ma come ci insegna il bellissimo e toccante finale in chiave paterna, con il tempo il dolore può finire per divenire sopportabile, soprattutto se hai vicino qualcuno su cui contare. Come un amico vero.

 

Il biglietto da acquistare per “Wind River” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva).

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