Una Milano in giallo nei romanzi di Daniela Sanguanini

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Clementina Daniela Sanguanini è una milanese di nascita e di sentimento, nonostante dal 2006 viva a Varese. Si occupa di inchieste sociali e ricerche di mercato, ma nei ritagli di tempo si dedica alle sue passioni: arte, teatro, cinema e letteratura. Convinta che solo leggendo si possa apprendere la tecnica narrativa, i suoi racconti hanno avuto per molto tempo come pubblico soltanto gli amici più intimi. Nel 2013 ha pubblicato il romanzo d’esordio, Niente Panico. Conosciamo meglio questa scrittrice energica e sempre a caccia di nuove sfide, che non ha disdegnato la strada dell’auto-pubblicazione prima di mettersi alla ricerca di un editore.

Come nasce in te la passione per la scrittura?
È sicuramente una passione, ed è nata quand’ero bambina. Immaginavo di essere una giornalista perennemente in giro per il mondo a inseguire storie che poi inserivo nei miei articoli. Ovviamente quelli erano viaggi erano di fantasia e gli articoli erano racconti immaginifici che, del resto, non ho mai smesso di scrivere.

“Niente panico” è il tuo primo romanzo, uscito nel 2013. Prima di arrivare alla pubblicazione cartacea ci sono stati una serie di passaggi intermedi, vero?
A dire il vero sì. Ero curiosa di capire se quello che scrivevo poteva o meno piacere a un pubblico più esteso della cerchia dei miei amici. Ignorando completamente le dinamiche del mondo editoriale, ma conoscendo una persona che aveva auto-pubblicato un romanzo, ho pensato di seguire il suo stesso percorso. Così facendo sono diventata parte della community dei self-publisher e ho reso leggibili gratuitamente i primi capitoli del romanzo. I commenti ricevuti sono stati numerosi e positivi, ma, non paga di quell’esperienza e sempre incline a mettermi alla prova, ho iscritto il romanzo anche a un prestigioso concorso dedicato ai gialli, “Grangiallo CastelBrando”. In quella gara, aperta agli esordienti ma a cui partecipavano anche scrittori già “navigati” e con tanto di casa editrice alle spalle, mi sono piazzata al quarto posto. In seguito, sono arrivata prima nel concorso letterario indetto dal Blog “Il Giallista”, “Io scrivo”. In questa fase intermedia, tra una competizione e l’altra, ho ritenuto opportuno proporre il manoscritto all’attenzione degli editori poiché, per quanto il self publishing si fosse dimostrato un mezzo utile nella fase iniziale, mi appariva limitato e limitante rispetto al bisogno di promuovere il libro e divulgarlo.

Com’è stato il contatto con il mondo editoriale vero e proprio? Hai avuto difficoltà a trovare un editore che credesse in te?
La prima difficoltà incontrata nell’avvicinarmi al mondo dell’editoria ufficiale è stata quella di trovare il giusto referente a cui inviare l’opera. Quel mondo, a mio avviso, è complesso e difficilmente abbordabile, un universo nel quale, il più delle volte, tu, piccolo esordiente, riesci a entrare solo a condizione di conoscere questo o quel personaggio. Di primo acchito la mia percezione è stata di trovarmi di fronte a un ginepraio, che, forse proprio per come è stato concepito e strutturato, persegue lo scopo di mantenere un certo status quo, dando poco spazio a nuovi volti e nuove idee. Infine, dopo aver contattato diversi editori, selezionati esclusivamente tra quelli più seri che non chiedono un contributo per la pubblicazione, ho ricevuto riscontro positivo da due case e, tra le due, ho scelto quella con la quale, in seguito, avrei pubblicato Niente Panico, ovvero, Montecovello Editore.

Cosa ti ha fatto propendere per una casa editrice rispetto all’altra?
Tra i vari elementi che hanno contribuito alla mia scelta c’è senz’altro la proposta iniziale della editor di pubblicare il mio romanzo sia nel formato tradizionale cartaceo che nella variante digitale, rendendo entrambe le soluzioni disponibili in una vasta gamma di store online, sicurissimi, sia dal punto di vista delle transazioni, che da quello logistico. Siccome parto dall’idea che oggi il pubblico dei lettori – seppure notoriamente limitato – non si presenti più compatto come una volta, ma sia, invece, fortemente diversificato in tante sottocategorie, ciascuna con i propri bisogni, aspettative, sogni e desideri, nel mio piccolo ritengo che rispondere a queste istanze, offrendo un’opera narrativa disponibile in diversi formati in entrambi i formati non sia soltanto necessario e/o profittevole, ma rappresenti anche una forma di rispetto verso i destinatari dell’offerta.

C’è qualcosa di specifico che ti ha spinto verso il genere giallo? 
Dunque, qualcuno diceva che un giallo lo si scrive a partire dalla fine. Ecco, lo penso anch’io. Probabilmente in colui/colei che si appresta a scrivere un giallo esiste un’attitudine a farsi delle domande complicate e a cercare delle risposte adeguate! Scherzi a parte, Niente Panico non è solo un romanzo di impronta poliziesca. Da un lato è una ricostruzione di un’epoca di grande fermento e di cambiamenti epocali – siamo alla fine degli anni ’60 e nel racconto sono inseriti scorci dell’Italia di allora, luoghi, costumi sociali, rivendicazioni politiche, musica –, dall’altra offre al lettore un fascio di luce, un vero e proprio “occhio di bue”, puntato sulle relazioni, quindi sulle maschere umane. L’intreccio dei rapporti, fittamente intessuti, tra i diversi personaggi e l’ordito poliziesco sono due facce della stessa medaglia. Ho voluto usare il registro “giallo” – che mi è particolarmente caro perché permette di toccare e sviscerare anche i pensieri più reconditi dell’individuo – proprio come espediente per parlare della natura dell’uomo.

E quanto c’è di te, della tua vita, delle esperienze che hai fatto, nel tuo romanzo?
Per quanto riguarda il ritrovare l’autore all’interno della storia, devo dire che di mio, nella narrazione, c’è tutto e niente. C’è sicuramente il mio modo di “sentire”: alcuni personaggi guardano il mondo con i miei stessi occhi. Ma ce ne sono anche altri molto diversi e lontani da me. Mio è anche il ricordo della Milano “d’epoca”, di certi suoi luoghi, di alcune precise atmosfere. Nel libro è anche e soprattutto presente la mia memoria musicale, ma ho dovuto comunque appoggiarmi a un intenso lavoro di documentazione, in particolare per quanto riguarda la ricostruzione di avvenimenti mediatici e storici, perché all’epoca dello svolgimento dei fatti ero solo una bambinetta che iniziava allora a leggere e a scrivere.

A cosa stai lavorando adesso? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Insieme ad altri quindici autori ho curato un’antologia di racconti in cui il grande protagonista è il piede. Il libro è stato appena auto-pubblicato su ilmiolibro.it. Il risultato della nostra collaborazione sono tanti piccoli pezzi – frivoli, seri, frizzanti, impegnati, leggeri… Insomma, un’antologia tutta da scoprire, Racconti scritti con i piedi, che coniuga stili, ambientazioni e registri narrativi diversi e prendere per mano il lettore per accompagnarlo in una coinvolgente avventura. Da sola, invece, sto scrivendo un nuovo romanzo. Si tratta ancora una volta di un giallo ambientato a Milano, che vede tra i suoi protagonisti alcuni dei personaggi principali di Niente Panico, che questa volta, però, ritroviamo calati in un contesto molto diverso, l’inizio degli anni ’80.

E il tuo sogno nel cassetto?
Riuscire a toccare il cuore di tanti, tanti, tanti lettori, facendo vivere loro un’ampia gamma di emozioni con mille gradazioni e sfumature diverse. Sì, il mio sogno nel cassetto è che i miei libri escano fuori dai cassetti e stiano sopra una moltitudine di comodini, tavolini da lettura, librerie e anche su ogni sorta di ebook reader!

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