“The void – Il vuoto”: la crisi del genere horror sintetizzata in un film

Jeremy Gillespie e Steven Kostanski dirigono una pellicola senza capo né coda, banale e prevedibile

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di Riccardo Carosella

 

Un film di Jeremy Gillespie, Steven Kostanski. Con Aaron Poole, Kathleen Munroe, Kenneth Welsh, Daniel Fathers, Ellen Wong. Horror, 90′. Canada, 2017

Data di uscita italiana: 6 dicembre 2017

Danny Carter, poliziotto in servizio notturno, trova un ragazzo ferito che brancola lungo un sentiero di campagna. Lo porta perciò al pronto soccorso più vicino, quello di un paesino. Il medico, il dottor Powell, è perplesso: il ragazzo sembra sotto shock e dev’essere sedato per cercare di determinare che cos’ha. Al pronto soccorso lavora anche Allison, con cui Carter è stato sposato: storia finita dopo che Allison ha perso il figlio che aspettavano. Beverly, un’infermiera, improvvisamente uccide un altro paziente e aggredisce Carter, che è costretto perciò ad ammazzarla.

 

Jeremy Gillespie e Stevem Konstanski partono da buoni propositi girando il fanta-horror “The void – Il vuoto”, mettendo sul piatto elementi interessanti dal punto di vista della costruzione registica e narrativa.

Peccato che finiscano poi per farsi prendere la mano dal sensazionalismo, perdendo di vista un filo logico che colleghi gli avvenimenti. Il film si incanala in un tunnel senza via di uscita, scadendo nel banale e risultando poco originale per ogni appassionato.

Pur apprezzando l’impegno, quello che salta maggiormente all’occhio è la mancanza di idee e originalità nel filone horror. Certamente nel corso dei decenni tutto il cinema è cambiato e si è evoluto, peccato che questo genere sia cambiato in peggio!

Sono lontani i capolavori che tra gli anni ’70 e i ’90 hanno appassionato schiere di fan, creando quella sensazione caratteristica di suspence e angoscia – film come “Halloween”, “Non aprite quella porta”, “Scream”. Dal 2000, tolto il primo capitolo della saga “Saw” e poco altro, calma piatta.

Oggi si punta solo sull’estremizzazione, con scene ultra-violente e splatter. Ma non è questo il senso dell’horror. Perché i grandi maestri degli anni ’70 (che erano avanti anni luce) ci hanno insegnato che prima del sangue e della mutilazioni ci vuole una trama, un contesto storico-sociale ben definito e la capacità di creare dei riferimenti simbolici che evochino un immaginario nella mente dello spettatore.

Il futuro dell’horror, purtroppo, sembra tutt’altro che roseo. Anche perché una fetta di pubblico sembra apprezzare questa nuova versione tutta sangue e violenza – versione che, a mio modesto parere, banalizza soltanto un grande genere cinematografico, togliendogli autenticità e originalità.

“The void – Il vuoto” è soltanto l’ennesima dimostrazione di come si possano mettere in campo nella produzione di un film tutti i mezzi tecnici e gli effetti speciali di questo mondo… se mancano le idee, il fiasco è quasi assicurato.

 

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