Un film di Sean Baker. Con Willem Dafoe, Brooklynn Prince, Valeria Cotto, Bria Vinaite, Christopher Rivera. Drammatico, 115′. USA, 2017

Moonie, Scooty e Jancey vivono in Florida, in una zona degradata tanto vicina a Disneyland quanto lontana dal suo gioioso e spensierato benessere. Ma i tre hanno circa sei anni, e riescono ancora a trasformare una realtà fatta di fast food, trash televisivo e quotidiana miseria in un’avventura alla Tom Sawyer e Huckleberry Finn.

 

Il film di Sean Baker “The Florida Project”, presentato al Torino Film Festival, rischia di diventare il “Moonlight” 2018 per il sottoscritto, nella notte in cui saranno assegnati i prossimi Oscar.

Avevo purtroppo bucato la pellicola a Cannes, a causa di una sfortunata contemporaneità d’orari di proiezioni, e ho rimpianto più volte l’infelice scelta nei mesi successivi, leggendo gli entusiastici commenti di colleghi più o meno autorevoli durante i festival di Toronto, New York, San Sebastian e Londra.

Ho accolto quindi con gioia la notizia che Emanuela Martini aveva scelto il film come chiusura del TFF e che la caporedattrice Turillazzi lo aveva inserito nella mia temuta lista di imperdibili. Il problema è che a distanza di qualche ora dal termine della proiezione stampa, faccio fatica a inquadrare “The Florida Project”.

Dopo alcune ricerche in rete, ho scoperto grazie all’articolo della collega Ilaria Falcone che il titolo ha una precisa motivazione storica oltre che autoriale; riprende infatti il nome di un sogno utopico di Walt Disney, un progetto da favola che riguardava i parchi di divertimento.

La Falcone scrive poi una recensione appassionata, elogiando il film. Se andrete avanti nella lettura del mio articolo, invece, troverete più dubbi, perplessità e interrogativi che entusiasmo. L’impianto drammaturgico è sicuramente originale, fluido, vivace e ben scritto, soprattutto nella prima parte, con tematiche come degrado, povertà, disoccupazione e le difficoltà di una giovane madre single traslate in un contesto da simil commedia.

La voce narrante, ingenua quanto brutalmente sincera, è un gruppo di bambini, costretti dall’ambiente a essere più maturi e svegli della loro età. Questo espediente narrativo, però, alla lunga risulta ripetitivo e noioso, dando la sensazione che la storia giri a vuoto e il film si sia incartato su se stesso.

Un timore che probabilmente hanno avvertito anche i due sceneggiatori, tentando un improvviso e repentino colpo di coda narrativo ed esistenziale, sovvertendo i toni e lo spirito da commedia in un finale da dramma familiare e sociale, che risulta però caricato, fuori contesto e rarefatto rispetto a quanto visto prima.

I giovanissimi Brooklynn Prince, Valeria Cotto e Christopher Rivera sono delle piacevoli e talentuose, risultando freschi, briosi e leggeri. Bria Vinaite nel ruolo della giovane mamma Halley e soprattutto Willem Dafoe come responsabile del motel sono convincenti spalle per i veri, e almeno sulla carta inesperti, protagonisti del film.

Un cast azzeccato, un regia nel complesso attenta, solida e di personalità e soprattutto un finale da “Thelma e Lousie” per bambini, non evita a “The Florida Project”, secondo me, di poter essere definito tanto rumore per nulla.

 

Il biglietto da acquistare per “The Florida Project” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre. 

 

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