TFF 2016 | Lettera aperta al caporedattore Roberta Turilazzi

Riflessioni sui film "Absolutely fabulous - Il film", "A quiet passione" e "Christine"

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Cara Roberta, non ci siamo mai visti di persona, e dopo tre anni di proficua collaborazione e spero d’amicizia virtuale sarebbe davvero il momento di colmare la lacuna, prenderci un caffè insieme e magari parlare anche un po’ dei tuoi gusti televisivi e cinematografici.

Ti ringrazio per la fiducia e la possibilità di andare in giro per i festival nazionali e internazionali portando avanti, spero in modo dignitoso, il nome di Parole a Colori.

Ciò nonostante dopo aver visto gli ultimi film da te segnalatimi al Torino Film Festival ho sentito l’urgenza di scriverti questa lettera, più che fare delle vere e proprie recensioni.

 

ABSOLUTELY FABULOUS – IL FILM

Absolutely fabulous il film

Roberta posso chiederti se sei mai stata una teledipendente? Se sì, di che tipo? Me lo sono chiesto ieri mentre vedevo “Absolutely fabulous – Il film” di Mandie Fletcher, ispirato all’omonima serie televisiva britannica andata in onda sulla BBC tra il 1992 e il 2012.

Protagoniste della sitcom sono Edina Moonson (Jennifer Saunders) e la sua migliore amica Patsy Stone (Joanna Lumley), due ex hippy, oggi signore benestanti, dedite ad alcool e consumo di droghe.

Edina è proprietaria di una agenzia di pubbliche relazioni e vive in una casa in Holland Park con la figlia; ha avuto due mariti, ed è ossessionata dalla moda e dal tentativo continuo di dimagrire. Patsy invece dirige una rivista, è un’ex modella e attrice, e nella serie si dice che non mangia niente da trent’anni ma la sua età non viene mai rivelata.

La figlia di Edina, Saffron (Julia Sawalha), fa da contraltare alla vita sregolata delle due: ragazza colta e studiosa, entra spesso in contrasto con la madre. Nella quarta serie scriverà un dramma sul suo rapporto con lei, che il pubblico interpreterà però come una commedia. Nella quinta serie tornerà a casa incinta da una missione umanitaria in Uganda e darà alla luce una bambina che chiamerà Jane, ma che Edina si ostinerà a chiamare Lola.

Tutte queste informazioni provengono da Wikipedia, mai come in questo caso necessaria per cercare di comprendere l’essenza del film.

Io sono un vero teledipendente d’antan, cresciuto nel fulgore degli anni ‘80, e sono abituato a vedere e applaudire, se è il caso, anche il genere trash o demenziale. Onestamente questo film, molto atteso dai fan, supera anche questi parametri. Definirlo brutto e inutile è poco, cara Roberta, e questa non vuole essere una critica verso il tuo metro di giudizio nella scelta delle pellicole da recensire, ma solo una pressa d’atto sincera dopo che ho provato, con scarso successo, di trovare uno spunto, una battuta, una scena degne di essere menzionate.

In “The absolutely fabulous”, Edina e Pats si ritrovano al centro di un caso mediatico e poliziesco, quando la prima è sospettata di aver attentato alla vita di Kate Moss spingendola nel Tamigi. Una trama grottesca e intrisa di non sense, che lascia il pubblico perplesso più che divertito.

Il responsabile della Fox Searching Italia ha annunciato che il film sarà in sala solamente il 12 gennaio in occasione della promozione il cinema a due euro. Sinceramente per questo film 2 euro sono anche troppi, perché qui di assolutamente favoloso non c’è proprio nulla.

 

A QUIET PASSION

a quiet passion, film

Volendo essere un inviato preciso e rispettoso delle consegne, mi sono svegliato stamattina carico per assistere alla proiezione del film “A quiet passion” scritto e diretto da Terence Davies, presentato in concorso al Festival di Berlino.

Avendo letto di sfuggita la sinossi, dove si evidenziava che lo spettatore avrebbe conosciuto il lato più intimo della poetessa e scrittrice americana Emily Dickinson, interpretata da Cynthia Nixon, confesso d’aver avuto un momento di smarrimento. Non avendo mai letto niente di questa autrice non sapevo bene cosa aspettarmi.

Ebbene per la prima delle due ore e spiccioli del film sono stato quasi felice della tua scelta, cara Roberta. Ho avuto modo di scoprire il carattere mostrata dalla giovane Emily che, messa di fronte a un bivio religioso-sociale nel College femminile di Mount Holyoke, decise di abbandonare gli studi e tornare a casa per evitare di professarsi pubblicamente cristiana seguendo la moda dell’epoca.

Lo spettatore non può non apprezzare la personalità e risolutezza della ragazza e il modo in cui affrontò le conseguenze della sua decisione. Se oggi professarsi ateo è relativamente semplice, ai tempi della Dickinson non era così.

La scelta di Davies di mostrare le dinamiche interne alla famiglia Dickinson, assai religiosa e tradizionalista, è interessante e coinvolgente anche nella messa in scena. Emerge in modo chiaro, ad esempio, il rapporto tra Emily e i due fratelli e quanto la poetessa fosse legata anche ai genitori.

Il problema è che partendo da un presupposto interessante, originale e inizialmente ben strutturato e avvalendosi di dialoghi anche brillanti e di un buon cast, Terence Davies perde poi il controllo sia dal punto registico che narrativo. La seconda parte del film è priva di smalto ed efficacia e la protagonista finisce per risultare una via di mezzo tra una nevrotica e un’estremista laica, caricata eccessivamente nei toni e nella rappresentazione.

Davies sciupa quanto di buono fatto prima, costringendo lo spettatore a una lenta agonia e rendendo la pellicola godibile solo a metà.

Se lo scopo era quello di invogliare un diversamente ignorante a leggere i versi di Emily Dickinson possiamo dire che la missione è riuscita parzialmente.

Il biglietto da acquistare per “Quiet passion” è Di pomeriggio (con riserva).

 

CHRISTINE

rebecca hall, christine

Roberta, sei una giornalista professionista e immagino tu abbia fatto grandi sacrifici per raggiungere questo obiettivo. Come ogni giornalista che si rispetti cerchi ogni giorno di fare al meglio il tuo lavoro e di assolvere ai tuoi compiti seguendo la tua morale e la deontologia professionale. Da caporedattore, poi, hai il dovere di trasmettere certi valori ai tuoi collaboratori.

La scelta di mandarmi a vedere oggi pomeriggio “Christine” di Antonio Campos con Rebecca Hall nel ruolo della giornalista americana Christine Chubbuck che decise di suicidarsi in diretta Tv nel luglio 1974 immagino vada in questa direzione.

Christine è una bella ragazza, ama il suo lavoro e cerca sempre di migliorarsi e di trovare lo scoop che possa permetterle di fare il grande salto professionale, nonostante i continui scontri con il direttore della rete per cui lavora sulla linea editoriale da seguire. La ragazza vive ancora con la madre hippy e ama segretamente George (Michael Hall C), l’affascinate collega.

Durante il film scopriamo anche che in passato Christine ha avuto problemi mentali che l’hanno costretta a lasciare Boston per trasferirsi in Florida.

La criticità del film sta in una sceneggiatura confusa, che non riesce a dare un’identità precisa alla storia. Questa fatica a carburare, diventando noiosa e prevedibile, nonostante la sua tragicità da vicenda vera.

Si ha anche la sensazione che l’autore abbia avuto le idee confuse sulla protagonista, rappresentando Christine da un lato come la paladina di un giornalismo onesto e corretto, prendendo di mira quella comunicazione che mira solo al sensazionalismo, dall’altro come una donna fragile, inadatta a un certo tipo di mondo.

La regia di Antonio Campos è statica, pulita, ma priva di mordente e brillantezza nel ritmo, quasi avesse girato una doc-fiction piuttosto che un film.

Rebecca Hall è generosa, volitiva e appassionata nel dare cuore, volto e anima all’infelice e inquieta giornalista, ma la sua interpretazione non è sufficiente a salvare il film da un giudizio nel complesso negativo.

Christine è stata vittima di se stessa o dei media cinici? La risposta probabilmente sta nel mezzo. Resta l’amarezza per un gesto tanto tragico e teatrale che la TV riprese, dando alla donna quella popolarità che lei tanto sognava, ma forse non avrebbe mai pensato di ottenere in questo modo.

Biglietto omaggio.

 

Confinando nella tua ironia e benevolenza, Roberta, ti saluto affettuosamente da Torino. Mi aspettano altre anteprime. Non vorrei passare per un inviato lavativo oltre che impudente.

 

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