di Alessandra Pappalardo

 

Un film di Terrence Malick. Con Ryan Gosling, Rooney Mara, Michael Fassbender, Natalie Portman. Drammatico, 129’. USA, 2017

 

Terrence Malick non si smentisce mai e, anche in questo nuovo film, utilizza la tecnica del flusso di coscienza per entrare in intimità profonda con i suoi personaggi e indagare l’animo umano attraverso loro, creando delle figure che diventano quasi archetipiche.

La differenza rispetto alle due pellicole precedenti (“To wonder” e “Knight of cups”, ndr) è però evidente. In “Song to song” c’è una trama, se pure sfilacciata, che fa da filo conduttore per lo spettatore e permette di non perdersi nei meandri dei pensieri altrui, mentre invece negli altri lavori il tutto risulta molto più astratto.

Siamo a Austin, città del Texas nota per i suoi festival musicali. È proprio uno dei più famosi – il South by Southwest (SXSW) – la cornice entro cui si muovono i personaggi, gli aspiranti artisti BV (Gosling) e Faye (Mara) e il produttore discografico Cook (Fassbender).

In questo triangolo amoroso, dove le figure maschili rappresentano i poli opposti e Faye l’ago della bilancia nonché tono di mezzo, si inserisce un quarto elemento, Rhonda (Portman), fondamentale nello sviluppo della trama.

Attraverso i quattro personaggi, Malick prova a far suonare tutti i possibili accordi dell’anima umana.

Basta davvero una sola nota stonata per far perdere a una persona il suo valore, il suo senso e farla cadere verso il basso? E per risalire e ritrovare l’armonia, basta un unico accordo a cui riallacciare tutte le parti di sé?

In questo turbinio di musiche, pensieri ed emozioni ritroviamo i temi più cari al regista americano: l’amore e la bellezza struggente dei momenti d’essere, visti attraverso la potenza visiva della fotografia di Emmanuel Lubezki, ma anche le tenebre di un mondo che sembra costruito come un recinto fatto per ingabbiare le persone e intrappolarle.

Gli alti e i bassi si susseguono, il tempo non esiste in questa pellicola e va continuamente avanti e indietro, a volte in loop, esattamente come accade nella mente e nel cuore delle persone: tutto è compresente, coesiste, mentre si cerca l’armonia con se stessi e con il mondo.

“Non avevo il cuore giusto”, dice BV. Come si fa ad accordarlo, il cuore, ad espanderlo e renderlo giusto nonostante tutti i colpi e le ferite accumulati nel corso della vita? La domanda ultima di “Song to song” sembra essere questa.

E il film ci da un indizio, una possibile strada da seguire per riuscirci. Sta a ognuno di noi provare a percorrerla, alla ricerca di quel qualcosa di unico e originale che sembra non aspetti altro che di essere trovato.

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