“Scotty and the Secret History of Hollywood”: un film liberatorio

Matt Tyrnauer racconta in un documentario la storia di Scott Bowers, e degli studios degli anni '50

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di Valentino Eletti

 

Un film di Matt Tyrnauer. Con Peter Bart, Scotty Bowers, Robert Hofler, William Mann. Documentario, 98′. USA, 2017

Nel 1946, dopo essere entrato nel Corpo dei Marines durante la Seconda Guerra Mondiale, Scotty Bowers arriva a Hollywood. Incredibilmente bello e simpatico, viene immediatamente notato da molte star, con le quali si incontra presso la stazione di servizio nella quale lavora. Scotty inizia ad avere rapporti sessuali con molti personaggi influenti del mondo del cinema, e nel 2012 ha raccontato nel suo libro quali segreti nascondevano tra le lenzuola star del calibro di Cary Grant, Katharine Hepburn, Spencer Tracy, Lana Turner, Ava Gardner e molti altri ancora.

 

Scotty Bowers gestisce una pompa di benzina vicino agli studios di Hollywood. Siamo nel secondo dopoguerra, sono gli anni ’50, quelli delle costosissime produzioni delle major e dell’inarrestabile ascesa delle star nell’immaginario collettivo di tutto il mondo.

Perché Matt Tyrnauer ha deciso di girare un documentario su questo ragazzotto, oggi novantenne, impiegato per poco più di una decina d’anni come benzinaio, vi state chiedendo? Perché la sua storia si sovrappone in maniera inaspettata a quella del jet-set holliwoodiano, inserendosi come un cuneo di libertà ed eversiva follia in una società che era molto più rigida di quello che uno, oggi, potrebbe immaginare.

Gli studios, infatti, esigevano un allineamento politico degli attori che lavorano per loro, e chi era sospettato di simpatizzare con il comunismo rischiava non solo la carriera ma anche un processo. Ma a questa prima irregimentazione ideologica se ne aggiungeva un’altra, etica, se possibile ancora più assurda.

Le case di produzione “mettevano bocca” anche nella vita privata degli attori, imponendo una condotta morale, almeno di facciata, irreprensibile, per rassicurare l’americano medio. Così molti sono stati costretti a nascondere, anche per decenni, la loro omosessualità.

Scotty Bowers ha rappresentato per attori, registi e scenografi una finestra di assoluta libertà, un’occasione per smettere di fingere. Per oltre un decennio il benzinaio gestisce, infatti, un ramificato giro di accompagnatori e accompagnatrici che unisce in un unico affascinante filo rossi i nomi immortali della Hollywood del dopoguerra: Cary Grant, Katharine Hepburn, Spencer Tracy, Roger Corman, George Cukor e moltissimi altri ancora.

“Scotty and the Secret History of Hollywood” trasmette dall’inizio alla fine un senso di leggerezza, e trasmette una contagiosa voglia di vivere, che si afferma oltre i rigidi argini della società, oltre le retate della buoncostume e a dispetto di qualsiasi convenzione.

Una pellicola liberatoria, che lascia lo spettatore con qualcosa di più di quello con cui era entrato in sala. Il tutto attraverso l’intervista a un novantenne arzillo che la moglie definisce, non a torto, un “folletto ubriaco” e che, a suo modo, è riuscito a scardinare un durissimo codice morale.

 

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