Quello che la Disney non dice: le storie “vere” dietro ai cartoon più amati – 1

La triste fine della matrigna e delle sorellastre di Cenerentola, il destino della Sirenetta e altro ancora

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Chi non conosce la storia di Cenerentola, della Sirenetta, di Biancaneve? Intere generazioni sono cresciute guardando al cinema e poi in tv questi cartoni animati e restando affascinanti dai mondi fiabeschi portati sul grande e sul piccolo schermo.

Molto spesso però i bambini, e non solo loro, conoscono unicamente la versione disneyana della storia. Non tutti sanno che dietro questi classici si nasconde un originale scritto, che spesso contiene dettagli molto, molto inquietanti (invariabilmente epurati nelle trasposizioni).

Ecco il perché di questo post in tre parti: per raccontare quello che i cartoni Disney non dicono. L’idea è ripresa da quella proposta dall’Huffington Post. Curiosi di sapere quello che vi hanno tenuto nascosto da sempre?

 

CENERENTOLA

Forse una delle fiabe più amate di sempre. Ma non tutti sanno che, nella versione dei fratelli Grimm, una delle sorellastre si taglia le dita del piede e l’altra il tallone, così da poter indossare la scarpetta di cristallo. Il principe viene avvertito dalle colombe che c’è del sangue sulla calzatura, così capisce che la vera proprietaria è Cenerentola. Una volta resesi conto che è il caso di guadagnarsi il favore della sorellastra (dopo tutto, sarà lei la regina), le perfide fanciulle vanno al matrimonio regale… solo per vedersi beccare gli occhi dagli uccellini. Se lo meritavano davvero? Sta a voi dirlo.

Oltre a questo, nella fiaba Cenerentola non ha nessuna fata madrina bonaria dalla sua parte. Alla morte della madre pianta un albero sulla tomba di lei, dove va a pregare ogni giorno, ed è lì che trova l’abito per il ballo. L’aiuto degli animali invece non è del tutto inventato dalla Disney, i Grimm però parlano solo di volatili – niente topini canterini. Per finire, la perdita della scarpetta non è dovuta solo alla fretta: il fulgido principe azzurro cerca infatti di afferrare la ragazza sulle scale, con intenzioni tutt’altro che nobili, ma lei se la cava perdendo solo la calzatura.

 

LA SIRENETTA

Il racconto di Hans Christian Andersen viene snaturato parecchio da Disney, soprattutto nella seconda parte. La Sirenetta vede da lontano il principe sulla sua nave, lo salva dal naufragio e se ne innamora. Lui non capisce di chi si tratti. Lei fa visita alla Strega del mare, che in cambio della sua lingua le fa avere un paio di gambe (lo scambio avviene perché la Sirenetta ha una voce magnifica). E fino a qui. Anche l’accordo tra le due è lo stesso – Ariel resterà umana solo se riceverà un bacio di vero amore, il principe si innamorerà e la sposerà – ma la pena in caso le cose non vadano bene è piuttosto diversa. Nel cartone, la giovane, in caso di fallimento, tornerà semplicemente a essere una sirena; nella fiaba, invece, morirà.

Anche se l’amore resta il motivo principale per cui la Sirenetta vuole essere umana, Ariel è anche spinta dal desiderio di avere un’anima (cosa che le sirene non hanno). La Disney evita anche di far riferimento al dolore che, avere le gambe, provoca alla ragazza. Inizialmente sembra che il piano di Ariel funzioni, ma alla fine il principe sposa un’altra, pensando che sia lei la persona che lo ha salvato dal naufragio (la Sirenetta non può rivelargli come stanno le cose, dal momento che è muta). Un modo per tornare semplicemente a essere quella di prima ci sarebbe: uccidere il principe. Ma lei non può farlo. Così si butta in mare e si trasforma in schiuma marina. Come si potrebbe rendere questo un lieto fine?

 

RED E TOBY NEMICI AMICI

Il film si basa su un romanzo scritto nel 1967 da Daniel P. Mannix. Nel libro, la volpe viene allevata dalla famiglia del cane, prima di fare ritorno alla vita selvatica. Di tanto in tanto, però, si ripresenta per schernire i cani e dare prova delle sue capacità. Un giorno uno dei cani si libera e insegue la volpe, finendo schiacciato da un treno.

Il cacciatore è devastato dalla perdita, e vuole vendicarsi a ogni costo. Questo desiderio diventa una vera e propria ossessione, ma per quanto l’uomo ci provi, non riesce mai a catturare l’animale (anche se, nel frattempo, fa fuori il branco della volpe e i suoi cuccioli). Effettivamente alla fine la volpe muore, ma per lo sfinimento di essere stato braccato così a lungo. Copper (il cane del titolo) è talmente vecchio che deve essere abbattuto, e così si chiude il libro. Tutta un’altra storia rispetto al film, vero?

 

5 COMMENTS

  1. Di recente ho letto uno studio sui significati psicoanalitici delle fiabe dello psicanalista Bruno Bettelheim, che ho trovato interessantissimo. Secondo Bettelheim la fiaba, con i suoi risvolti cruenti, talvolta amorali e anacronistici, intrattiene il bambino e al contempo gli permette di conoscersi. Create grazie al contributo di molte persone, nel tempo si sono evolute e raffinate. Nel caso della Disney, citata nell’articolo, le fiabe sono state ampiamente modificate perdendo l’autentico significato. Così facendo, però, forse se ne è limitato l’impatto sullo sviluppo della personalità del bambino che via via è stato incanalato verso standard omologati.

    • Punto di vista interessante. Però penso che risparmiare certi particolari ai bambini, soprattutto a quelli piccoli, non sia necessariamente un male. Magari si possono avviare alla crudeltà e alle storie dure per gradi… ^^

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