“Pandora”: quando la mitologia greca si fonde con elementi moderni

Licia Troisi chiude la trilogia di Pandora portando la storia - e la magia - nel presente romano

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di Chiara Bonelli

 

Pandora e il suo vaso, che conteneva tutti i mali del mondo ma nascosta insieme a loro anche la speranza. A chi non è capitato – vuoi sui banchi di scuola, vuoi in un semplice cruciverba – di sentir nominare questo mito greco?

E se la storia rivivesse ai giorni nostri, nell’età moderna? Se il vaso esistesse davvero e se tutti i mali venissero liberati nella nostra quotidianità?

Parte da questa suggestione Licia Troisi, regina indiscussa del fantasy italiano, in “L’erede di Gavriel”, ultimo capitolo della trilogia aperta nel 2014 da “Pandora” e continuata nel 2016 da “Il risveglio di Samael”.

Mito e contemporaneità, dicevamo, mescolati insieme per ricordarci come anche la nostra realtà possa essere, a suo modo, magica.

Pam e Sam una notte di un Halloween apparentemente come tante si trovano catapultati in anfratti della realtà invisibili ai più, e toccano con mano quelle credenze popolari che dalla notte dei tempi sono arrivate fino a noi.

Mistero, attualità e avventura si intrecciano in un mix intrigante. Al centro di tutto, ancora una volta, l’eterna lotta tra bene e male. Tra Angeli della Morte, demoni malvagi, società dedite all’occultismo, il mondo che rivela tutta la sua magia, questa volta, è il nostro.

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