Musei a cielo aperto: quando la Street Art si impossessa delle città

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Ne abbiamo parlato altre volte in passato (leggi il pezzo sugli edifici riutilizzati): dopo essere stata guardata con sospetto per anni, oggi la Street Art viene anche utilizzata per dare nuova linfa a periferie degradate e zone da rilanciare.

Il fenomeno ha assunto una tale portata globale che si stanno creando quasi ovunque veri e propri percorsi che permettono, da un lato, di trovare e visitare queste “rotte dell’arte”, che si collocano fuori dai classici itinerari turistici, dall’altro di proteggere le opere.

Niente corridoi con illuminazioni ad hoc e file chilometriche per entrare, l’ultima frontiera dell’arte contemporanea sono i “Musei a cielo aperto”.

A Miami il Wynwood Walls ospita opere di artisti e writers di tutto il mondo, chiamati a colorare le pareti dei depositi e dei magazzini di un distretto di periferia abitato soprattutto da portoricani – il Wynwood, appunto.

Oggi la zona ha guadagnato prestigio, con alloggi, bar, ristoranti e gallerie inserite in un contesto originalissimo fatto di murales enormi e arte in ogni angolo, tanto da essere considerato il più ampio Open air museum del mondo.

La Street art, abbiamo detto, è presente in ogni città, il difficile è trovarla. È nato con questo scopo, nel 2012 a New York, il progetto “Street Museum of Art” che si propone di catalogare e segnalare regolarmente le opere di strada, effimere e temporanee per loro natura.

Le “mostre a cielo aperto” hanno superato i confini americani per approdare a Montreal e a Londra, dove è stata presentata l’ultima esposizione “Beyond Banksy: Beat the Streets”, nata per celebrare gli artisti della scena inglese dopo Bansky (leggi il pezzo sulla vera identità dell’artista inglese).

Anche l’Asia è attiva sul fronte della valorizzazione dell’arte di strada. A Bangkok si tiene ormai da 4 anni il Bukruk Urban Arts Festival, un omaggio all’arte urbana a 360° che celebra, tra le altre forme artistiche, anche quella di strada attraverso un connubio di cultura euro-asiatica che si esprime per le vie della città e che è tracciabile attraverso una mappa dell’arte aggiornata dai curatori.

In Malesia la Street Art era considerata vandalismo illegale fino a una decina di anni fa. Oggi, invece, si registra un boom di nuove opere e di città che organizzano festival e concorsi.

Bukruk Urban Arts Festival a Bangkok.

Risale a sei anni fa, per esempio, il primo progetto commissionato di Street Art a Kuala Lumpur, il KUL Sign Festival, pensato per cancellare il grigiore del muro che accompagna il corso del fiume Klang. La città di Georgetown, sull’isola di Penang, ospita invece un bellissimo percorso di immagini create dall’artista lituano Ernest Zacharevic sui muri un po’ diroccati di questo centro, patrimonio UNESCO.

Una delle istallazioni dell’OUT-Urban Museum. Milano

Tornando in Italia, a Milano per l’esattezza, si propone come innovativo museo a cielo aperto l’esposizione permanente OUT-Urban Museum, del duo Urbansolid. In via Pontano, nei pressi di via Padova, sono state collocate 14 sculture con l’obiettivo di “utilizzare un muro di Milano e trasformarlo in un museo, inventando un percorso che accompagna il cittadino in una dimensione tra arte e degrado metropolitano”.





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