“Maze runner – La rivelazione”: finale fiacco per la saga distopica

Wes Ball e i suoi protagonisti alla fine del viaggio, tra colpi di scena e ambientazioni futuristiche

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di Ambra Azzoli

 

Un film di Wes Ball. Con Dylan O’Brien, Kaya Scodelario, Thomas Brodie-Sangster, Nathalie Emmanuel, Giancarlo Esposito. Azione, 142′. USA, 2018

Thomas e gli altri ribelli non si sono ancora dati per vinti e, mentre il mondo va sempre più in malora, continuano a lottare per cercare di salvare Minho e altri giovani catturati da Wicked e fuggire poi insieme verso lidi migliori con una nave. Quando l’ennesimo piano di salvataggio fallisce, Thomas decide di tentare una mossa estrema, infiltrandosi nella città fortificata di Wicked per salvare l’amico. Qui incontrerà ancora una volta Teresa, che dopo aver tradito i ribelli passando al nemico, è diventata ricercatrice.

 

La saga diretta da Wes Ball, ispirata ai romanzi distopici di James Dashner, si avvia alla conclusione in “Maze runner – La rivelazione” tra colpi di scena e avventura. I personaggi – e gli attori che li interpretano – sono cresciuti, hanno fatto sconcertanti scoperte e adesso si apprestano ad affrontare il temibile Wicked per la resa dei conti finale.

Nel film ritroviamo Thomas (O’Brien), Minho (Hong Lee), Newt (Brodie-Sangster) e Teresa (Scodelario) – quest’ultima considerata una traditrice da quelli che in passato erano i suoi amici, per essersi alleata con il villain della situazione, per cercare di trovare una cura al virus che dilaga per il mondo e salvare l’umanità.

Gran parte di quello che vediamo in “Maze Runner – La rivelazione” ci risulta familiare. Zombi, virus, amicizia, lotta senza quartiere tra bene e male, ribellione all’ordine costituito sono tutti elementi che hanno fatto il successo del nuovo genere fantasy-distopico, a cominciare da Hunger Games. Ma se per il pubblico giovane e per i fan della serie questa ripetitività difficilmente guasterà la visione, per il pubblico generico trovare reali motivi d’interesse non è tanto semplice.

Quello che almeno cambia, in “Maze runner – La rivelazione”, è l’ambientazione. Dalla Radura del primo film, dove dominava il verde con l’unica eccezione dell’imponente labirinto, alla sabbia del secondo, adesso ci troviamo davanti a scenografie più cupe e fredde, con grandi grattacieli lineari di vetro e metallo.

Il percorso iniziato dai giovani protagonisti nel 2014 è pronto a concludersi. E come per ogni saga che si rispetti – anche se in questa ci sono evidentemente dei limiti nella costruzione dei personaggi e nelle scelte narrative -, alla fine, resta sempre un po’ di amarezza nel salutare personaggi che hanno finito per diventarci familiari.

 

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