Malitia: “Non importa come né dove, ma parlate di libri!”

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Federica Urso – Malitia per gli amici del web – è una laureanda in lettere moderne. I libri sono la sua grande passione; la sua vita ruota tutta intorno allo studio, alla lettura, al blog, quindi libri al cubo.

Il suo blog Dusty pages in Wonderland ha oggi quattro anni e vanta una decina di collaboratori, così che l’amministratrice può permettersi di dedicare un po’ più di tempo a se stessa, anche se gestire un team di persone non è meno faticoso di scrivere tutto il tempo.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con questa blogger preparatissima, che anche se ha aperto il suo spazio al cinema e alle serie tv resta letteraria per intenti e formazione e ama parlare di libri e di chi li scrive.

 

Come e quando è nata l’idea per il blog? Avevi già delle esperienze analoghe alle spalle oppure questa è la tua “prima volta”?
Il blog è nato quattro anni fa, i motivi che mi hanno spinta non sono ben chiari neppure a me. Avevo visto che ne esistevano altri, e quindi ho provato a fare il mio, tutto qui. All’epoca la mia unica esperienza con le recensioni era quella fatta su Anobii, e quella con i blog era limitata agli spazi personali che avevo gestito su Splinder o My Space. La nuova piattaforma, Blogspot, però, era diversa e ricordo ancora che restavo sveglia anche fino alle 4 del mattino per capire come funzionasse tecnicamente e come inserire questo o quel gadget – non avevo nemmeno idea di cosa fosse l’header, per capirci.

Hai pensato subito di ampliare il progetto e aprire il tuo blog a collaboratori interessati a partecipare, oppure la decisione di non far tutto da sola è venuta dopo?
La decisione di “assumere” dei collaboratori è arrivata dopo circa un anno dalla nascita del blog. All’inizio ho avuto una vera e propria crisi: volevo che il blog rimanesse mio, ma sapevo che, se non fossi riuscita a fare tutto da sola, sarebbe stato solo lui a subirne le conseguenze. Ho scelto di sacrificare in un certo senso me stessa per rendere il blog più professionale, per offrire molteplicità di contenuti e, soprattutto, per avere più tempo. Nonostante questo, non ho rinunciato ad alcune cose: continuo ad aggiornare la rubrica “W…w…w…Wednesdays”, dove informo i lettori della mia vita “letteraria”, e ho aperto un account Instagram per raccontare meglio il mio rapporto con i libri.

Quali pensi che siano le maggiori difficoltà di gestire un blog? E di gestirlo “in gruppo”? Coordinare più persone quanto è complicato?
Le maggiori difficoltà, in un blog collettivo, riguardano sicuramente la gestione dei tempi e degli articoli: l’aggiornamento costante, quando sei oberata di cose da fare o sei a un passo da un esame universitario, risulta davvero difficile. Altro problema è quello della coordinazione dei collaboratori, ognuno dotato di talenti diversi e ognuno con la propria vita privata. Riuscire quindi a non invadere il loro tempo libero, spesso vasto quanto il mio, e a ottenere degli articoli per il blog, oppure assegnare l’articolo giusto in base alle predisposizioni, non risulta affatto semplice. Anche perché poi gli articoli vanno letti, se necessario ampliati, rimandati al mittente – e questo può succedere anche due o tre volte – e infine corretti e pubblicati. La pubblicazione del post, insomma, solo raramente è immediatamente successiva al ricevimento nella mia casella di posta elettronica, e questa fortuna capita quasi solo con i collaboratori “di vecchia data”.

Quanto è difficile essere obiettivi, quando si parla di recensioni? Molti blogger lamentano il fatto che gli autori e le case editrici inviano sì i libri da recensire ma poi accettano solo pareri positivi. E se il blogger scrive un commento critico può iniziare una vera e propria campagna denigratoria – con mail, commenti, boicottaggi. Ti è mai capitato qualcosa del genere?
In realtà, essere obiettivi non è difficile per nulla. Ho un carattere molto schietto, e non è mia abitudine edulcorare o indorare la pillola: è importante solo che la critica sia ben motivata. Non condivido nemmeno l’atteggiamento apologistico di chi, ancora prima di esporre le sue libri, poltrona, verticaleopinioni, si sminuisce affermando che si tratta di pareri personali (il famoso “de gustibus…”) e che possono anche essere sbagliati. Esistono elementi obiettivi, e altri che rientrano nella sfera delle opinioni: un buon recensore sa distinguerli. È vero che alcune case editrici, e soprattutto gli autori, non prendono bene le critiche, dimostrandosi poco seri e, di conseguenza, risibili. E capisco che in alcuni blogger, soprattutto se molto giovani, una certa pressione psicologica possa destabilizzare, rendendo l’attività poco piacevole – in special modo quando il blog viene invaso dai commenti di scrittori e amici degli scrittori che non solo si permettono di dissentire piuttosto maleducatamente, ma che poi trasferiscono il linciaggio su Facebook. Questi “attacchi” vanno però trattati con il peso e l’importanza che meritano, e anzi presi con una dose di ironia, perché solitamente dimostrano solo ignoranza. Capita anche che sia il blogger ad aver scritto cose opinabili, ma il suo lavoro non andrebbe comunque mai denigrato pubblicamente. Se lo fai, non meriti di essere preso in considerazione, né come artista né come persona. A me non sono mai capitati casi così eclatanti: certo, è successo che una recensione negativa scatenasse un grande dibattito, come nel caso della recensione de “Le affinità elettive” di Gaia Coltorti. Ma, se posso essere sincera, ho notato che raramente vengo contraddetta, e che i commenti vengono rilasciati più spesso da persone che sono d’accordo, piuttosto che da quelle che non lo sono. È anche successo che, dopo una recensione negativa o anche soltanto neutra, una casa editrice non ci contattasse più: non è una tragedia, viviamo benissimo anche senza.

Oggi scrivere un blog di libri sembra diventata un po’ una moda. Come valuti, da blogger con una certa esperienza, la situazione italiana?
A differenza di un tempo, ultimamente mi sto convincendo che la “moda” del blog letterario sia solo un fenomeno positivo. La situazione italiana dal punto di vista culturale/letterario è davvero troppo disastrosa. Le persone non leggono, non acquistano libri, non vanno alle fiere letterarie. Il mercato è fermo e invaso da prodotti tutti uguali. Se c’è una persona che ama i libri, qualsiasi età e qualsiasi titolo di studio abbia, forse il modo più semplice per cercare di coinvolgere gli altri – e abbiamo un disperato bisogno di coinvolgere più persone nella lettura – è aprire un blog letterario. O aprire una pagina su Facebook. O aprire un canale youtube. Non importa come, non importa se non siete bravi, ma parlate di libri. Andrebbero studiate poi le forme stesse che prende questa comunicazione, le motivazioni della scelta di un libro rispetto a un altro, la loro qualità. Ma, in realtà, l’Italia è un paese così sterile di lettori che, a prescindere dagli esiti, più ne parliamo meglio è. Questo, è vero, ha creato con il tempo una svalutazione della figura del blogger letterario, spesso identificato con un ragazzino dotato di una scarsa conoscenza della grammatica che assilla gli uffici stampa per ottenere una copia gratuita. Ma, se la frittata è fatta, possiamo anche dire che ormai siamo alla frutta, e che quei pochi lettori che ci sono vanno salvaguardati e incoraggiati.

Parlare di libri, quindi, è un bene. Ma per avere successo, un blog cosa deve avere? Esiste una formula magica per attirare l’attenzione del pubblico?
Avere successo è tutta un’altra cosa. Precisiamo che il successo, nel web, non esiste. Ci sono eccellenze nella blogosfera che sono gestite da personalità con esperienza e titoli di studio alle spalle, che creano delle redazioni molto competenti e spesso composte da firme autorevoli. Raggiungere questo livello, per qualcuno appena arrivato e inesperto, è praticamente impossibile. Ma questa non è l’unico risultato a cui si può arrivare, dipende esclusivamente dal taglio che state dando al blog. Se volete indirizzarvi verso un pubblico di persone molto giovani, la chiave sarà ovviamente quella di parlare in maniera entusiasta della maggior parte degli young adult e urban fantasy in circolazione, utilizzando un registro informale, anzi, confidenziale, e condividendo in prima persona tutti gli aspetti della passione per i libri. Sarà più facile ottenere dei feedback e ampliare la propria cerchia. Se si tratta di un sito e si vogliono ottenere molte visite, basterà scrivere articoli “filler” – mi piace chiamarli così – per catturare l’attenzione di lettori occasionali, proponendo tematiche triviali, classifiche e curiosità che rendano la lettura un gioco di tendenza. Invece, la strada del blog “impegnato” è molto più impervia. Il primo requisito dovrà essere qualità – che devi essere capace di creare. La proposizione di articoli nuovi, colti, ma allo stesso tempo accessibili. Questo, però, è un tipo di blog che difficilmente arriva al “successo” e difficilmente ha una risposta da parte dei lettori, perché si rivolge a un pubblico adulto, meno attivo su internet rispetto ai ragazzi.

pila di libri, verticaleE cosa c’è di unico nel tuo blog? Insomma, perché un appassionato di libri e lettura dovrebbe venire a trovarti e tornare?
Io non credo di offrire nulla di speciale, ma sono convinta che i contenuti siano critici – non parlo solo delle recensioni, che cercano di avere un’impronta critica, ma anche degli articoli che vogliono essere analisi della società o dei fenomeni editoriali – e che la ricerca dei titoli da recensire non sia scontata o comune. Ci piace collaborare con case editrici come Iperborea, Beat, Neri Pozza, Gargoyle, oltre a Mondadori, Feltrinelli, Sperling, Rizzoli, ma cerchiamo di alternare contenuti di nicchia – per esempio una rubrica su manga e anime – ad altri più popolari, senza venire meno a un’ispirazione qualitativamente medio-alta, e senza però cadere troppo nell’ambito specialistico. Non è una linea semplice, ma è quella su cui si basa Dusty pages. Quindi spero che il lettore la apprezzi e che sia incoraggiato a tornare, anche se difficilmente da noi troverà un romance o una recensione positiva sull’ultimo libro per ragazzi superficiale e scritto male.

Alcuni blogger, grazie ad idee di successo e passione, sono riusciti a farsi notare da case editrici anche importanti oppure testate giornalistiche ed avviare così una collaborazione (o scrivere un libro). Uno su mille ce la fa, oppure è una possibilità concreta? Sogni qualcosa di simile, oppure il tuo blog ti basta?
Come ho detto prima, il successo sul web è una chimera, anche se nessuno vieta di provarci. Per quanto riguarda me stessa, mi specializzerò in editoria, ma non pretendo che sia il blog a darmi il posto di lavoro. Lo studio e la formazione personale sono l’unica cosa che contano alla prova dei fatti: pur avendo ottenuto micro-fama sul web, se, al di là di questo, non hai una preparazione forte e non sei competente, non arriverai mai a raggiungere obiettivi importanti. A meno che chi ti assume non sia al tuo stesso livello. E, considerata la situazione attuale, non è nemmeno tanto improbabile.

E concludiamo con LA domanda: che progetti hai per il blog? Come lo vedi tra 12 mesi e dove pensi che possa arrivare?
Progetti? Spero di riuscire a terminare quello che mi sono proposta, innanzitutto. Spero di fare crescere ulteriormente il blog, ma il mio unico obiettivo sono i buoni contenuti. Se quelli serviranno a diffondere cultura, dibattiti, passione per i libri, i miei progetti per il blog sono già tutti esauriti.


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