“Malinconia”: i maestri della pittura ungherese si confrontano col tema

Fino al 7 maggio sarà possibile visitare la mostra di 41 opere d'arte all'Accademia d'Ungheria di Roma

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di Elisa Pavoni

 

La malinconia è un motivo ricorrente nella letteratura e nelle arti figurative, tanto in età classica quanto in età moderna. Nel corso delle epoche ha assunto forme e caratteristiche differenti ed è stata declinata secondo diverse modalità.

Alcuni hanno visto la malinconia come vizio o patologia, altri come nostalgia dell’assoluto, altri ancora come coscienza dei propri limiti e sentimento di crisi nei riguardi del tempo presente.

Nella nota incisione di Albrecht Dürer (Melacholia I, 1514), la malinconia viene rappresentata come un’allegoria a sé stante, un angelo, una persona “in carne ed ossa” e la vediamo seduta circondata da oggetti e solidi geometrici.

Negli anni ’30 del medesimo secolo torna nelle vesti di una donna nelle opere di Hans Sebald Beham, Lucas Cranach il Vecchio e altri artisti tedeschi, spianando la strada a quello che sarà il secolo per eccellenza delle allegorie, il Seicento e in particolare il Barocco.

La malinconia nell’opera di István Szőnyi. Barche. 

Nel Novecento, la malinconia in quanto tema e allegoria viene investita di nuove implicazioni e si fa portatrice di ulteriori problematiche. Basti pensare ai molteplici significati che essa assume nei lavori di Giorgio de Chirico, Mario Sironi ed Edward Hopper.

Anche nella cultura moderna ungherese è un tema ampiamente analizzato, come testimoniano i dipinti provenienti dalla prestigiosa collezione Antal-Lusztig, esposti all’Accademia d’Ungheria a Roma fino al 7 maggio.

In mostra 41 opere di ben 22 pittori classici ungheresi che forniscono un quadro esaustivo del periodo 1878-1969, degli stili e delle tendenze presenti in patria, così come delle influenze e dei gusti provenienti da altri paesi.

La malinconia secondo Judit Reigl. Il gesto. 

La malinconia è raffigurata come uno stato d’animo nei quadri di Margit Anna (Autoritratto con coltello) e József Rippl-Rónai (Mio padre), mentre diventa un paesaggio nelle vedute di István Szőnyi (Barche) e Vaszkó Erzsébet (Paesaggio con mucche).

Strettamente connessa alla contemporaneità è invece la malinconia di Korniss Dezso (Testa di cimice rossonera) e Judit Reigl (Il Gesto), che si fa carico di tutte le incertezze e i dilemmi propri del XX secolo.

Ancora pochi giorni per visitare l’esposizione. Per tutte le informazioni si rimanda al sito ufficiale.

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