Caro signor Turillazzi, mi perdoni se mi rivolgo a lei con questo titolo scorretto – chiaramente non ha preso col matrimonio il cognome di sua moglie! – e tramite lettera, ma sento l’urgenza di scambiare quattro chiacchiere con il marito della caporedattrice di Parole a Colori.

Noi non ci conosciamo ma da tre anni è costretto a subire, tramite Roberta, i miei messaggi vocali, le email, gli sms lavorativi a qualunque ora del giorno e della notte. Immagino che detesti cordialmente la mia voce e più di una volta abbia invitato sua moglie a liberarsi di questo rompicoglioni seriale.

Un vecchio e sempre attuale proverbio dice Tra moglie e marito non mettere il dito, e mi creda, io condivido in pieno. E ciò nonostante mi sento obbligato a entrare nella sacralità del vostro rapporto, perché dopo aver assistito in poche ore a due “Spira Mirabilis” (Roberta le spiegherà che cosa intendo con questo temine) non potevo tacere.

Da qualche anno ho l’onere e l’onore di rappresentare Parole a Colori nei festival internazionali di cinema, in Italia e all’estero. Roberta, ogni volta, studia il programma e stila poi per me una lista di film ed eventi da seguire. Questa lista, per me, è un punto fermo, e quasi sempre condivido le sue scelte e la linea editoriale.

Una scena del documentario “Lorello e Brunello” di Jacopo Quadri (2017)

Il quasi, però, si è concretizzato oggi, al Torino Film Festival, e mi ha spinto a scriverle per darle un consiglio. In questi ultimi anni so che, per motivi di lavoro, avete viaggiato molto, da tredici mesi siete genitori felici. Insomma, siete una bella famiglia. Ma, signor Turillazzi, non appena possibile, per favore, progetti una vacanza per lei e sua moglie.

Perché questo consiglio? Perché Roberta mi ha scelto come cavia, costringendomi a vedere due documentari“L’altrove più vicino” di Elisabetta Sgarbi e “Lorello e Brunello” di Jacopo Quadri – che per me sono stati dei castighi cinematografici, ma che per lei possono rivelarsi dei preziosi consigli di viaggio. Se le scelte dei film dicono qualcosa, infatti, sua moglie ha voglia di partire o per un viaggio in Slovenia o per un fine settimana rilassante in un bel agriturismo toscano.

Non c’è bisogno che guardi i documentari, però, perché altrimenti potrebbe essere assalito dalla forte tentazione di rimanere a casa. Rispettando la professionalità e l’impegno profusi dalla Sgarbi e Quadri, i due film sono davvero inutili, noiosi e privi di pathos e ritmo. Dietro di loro non si avverte alcun bisogno narrativo.

Una scena del documentario di Elisabetta Sgarbi “L’altrove più vicino” (2017)

Non sono mai stato in Slovenia, signor Turillazzi, ma onestamente dopo aver resistito 25’ alla proiezione di “L’altrove più vicino” fossi un responsabile del Ministero del turismo sloveno proprio sereno e felice non sarei. La Sgarbi è riuscita infatti a fare uno spot promozionale al contrario perfetto.

Sono siciliano e insieme ai miei fratelli gestisco un’azienda agrumicola. Conosco bene i problemi del settore, la difficoltà di far quadrare i conti, le tante delusioni che l’agricoltura e soprattutto madre natura possano “regalarti”.

Però nulla di questo si vede o si sente in “Lorello e Brunello”. Anche se ai due contadini gemelli va la mia personale simpatia umana, osservare un anno della loro vita suddivisa nelle quattro stagioni risulta più pesante e doloroso di un’annata agrumicola andata a male per colpa del commercio o di avverse condizioni climatiche.

Mi perdoni ancora per essere entrato nella vostra vita domestica, ma avendo un caporedattore felice e riposato, magari potrò illudermi che nella prossima lista di film non ci siano “Spira mirabilis”.

Con stima, Vittorio.

 

“Lorello e Brunello” è un film di Jacopo Quadri. Drammatico, 85′. Italia, 2017

Pianetti di Sovana, Maremma Toscana. I gemelli Brunello e Lorello Biondi si occupano della fattoria di famiglia da sempre, lavorando dall’alba al tramonto in armonia con la natura, ma costantemente minacciati dal mercato globale. I capitoli si susseguono, accompagnando le quattro stagioni e i diversi riti della campagna, e guidati dai caustici commenti di una saggia signora locale: un’elegia raffinatissima, nella quale uomini e animali si fondono e condividono la stessa “filosofia” di vita, e attraverso la quale ritroviamo il senso profondo dello stare al mondo.

 

“L’altrove più vicino” è un film di Elisabetta Sgarbi. Documentario, 50′. Italia, 2017

La Slovenia nelle parole e negli occhi di Paolo Rumiz, nei versi del poeta Alojz Rebula, nei ricordi di Claudio Magris: un viaggio in un paese a due passi dal nostro, nella sua lingua, nei suoi paesaggi, nelle nostre somiglianze. Girato con amorosa attenzione agli oggetti, ai ricordi, alle facce, alle tracce di un passato comune, un film spinto verso il futuro dalla vitalità dei musicisti dell’orchestra che ogni anno il maestro Igor Coretti-Kuret costruisce con giovanissimi talenti europei.

 

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