Libri al cinema: Le nonne/ Two mothers

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Torna l’appuntamento con la rubrica dedicata ai libri che hanno preso la strada del grande schermo. Oggi parleremo di un racconto di Doris Lessing che ha dato il là a un film molto discusso, diretto da Anne Fontaine. 

Il racconto di Doris Lessing potete trovarlo in formato digitale tutto solo e compiuto, pur nella sua brevità, oppure in cartaceo, sempre con lo stesso titolo, ma accompagnato da altre due storie con personaggi diversi.

La pellicola, del 2013, è diretta da Anne Fontaine e tra i protagonisti troviamo Robin Wright e Naomi Watts.


 

Le nonne / Two mothers

Confesso di aver apprezzato, a suo modo, sia il libro che il film.

Il libro è breve, un racconto. Dipinge delle scene con rapide pennellate, ci racconta una storia che copre l’arco di diversi anni con immediatezza e chiarezza. Proseguire nell’arco narrativo con grande rapidità non infastidisce, perché l’autrice è veramente brava a tagliare i diversi momenti, ad accostarli senza dare però l’impressione di un caos disorganizzato. “Le nonne” si legge in un’ora, ma riesce comunque a trasmettere la sensazione della sabbia sotto le dita, a far sentire il rumore delle onde che arrivano a riva.

La pellicola ha dalla sua la lunghezza. Mentre il racconto della Lessing dipinge alcune scene e lascia il resto all’immaginazione del lettore, il film diretto dalla Fontaine può permettersi di dare forma a passaggi e momenti che nello scritto non troviamo. Spesso le aggiunte a una trama originaria lasciano interdetti, in questo caso credo che non stonino affatto, anzi, diano maggior corpo a tutta la vicenda.

Così, grazie alle immagini, vediamo come si sono conosciuti Tom e Mary, come Ian ha reagito alla decisione di Roz di troncare la loro relazione, come Lil ha cercato di abbozzare in più occasioni. È soprattutto la seconda parte della storia ad acquistare consistenza. Nel libro non c’è molto spazio per capire come i quattro protagonisti abbiano reagito alla fine delle rispettive storie, nel film il dolore e il rimpianto emergono a ogni inquadratura.

Il film resta piuttosto aderente al libro. Ci sono soltanto alcune differenze. Prima tra tutte le circostanze e i tempi della morte del marito di Lil, Theo. Nel film l’uomo muore senza che di lui si sappia molto, quando Ian avrà 8/10 anni. Nel libro, invece, veniamo a sapere che il matrimonio tra i due non va bene perché Theo beve e tradisce la moglie, e comunque l’uomo muore quando il figlio è già più adulto.

Anche la storia dell’altra coppia di adulti – formata da Roz e Howard – segue un percorso diverso nel video e nello scritto. Nel libro i due si separano e dopo Roz inizia una relazione con Ian, nel film, invece, tutto è più contemporaneo.

Two mothers film

Se c’è una cosa che del film non mi ha convinta affatto è stato il finale, almeno quello della versione italiana. Sì perché se avete visto la pellicola al cinema – e non a casa, in lingua, come ho fatto io – potreste non sapere neppure che dopo quella che credete essere l’ultima scena ci sono ancora quasi 15′ minuti di girato. Il film portato nelle sale italiane si conclude con le due nonne, i figli, le nuore e le due nipotine sulla spiaggia. Mentre tutti giocano a riva, Ian e Roz sono seduti in disparte. Lui le dice di togliersi gli occhiali perché non sopporta di non vederle gli occhi. Lei lo fa, poi li rimette. Inquadratura sul mare, allontanamento dalla scena, fine.

In realtà la storia (anche quella del libro, a ben vedere) non finisce affatto così. Il finale italiano lascia intendere che la situazione si sia stabilizzata, che Ian e Tom si siano costruiti una loro famiglia, e Lil e Roz siano riuscite nell’intento di diventare “nonne rispettabili”. In realtà la Lessing non aveva deciso di concludere così le cose. Nel libro, la moglie di Tom, Mary, scopre attraverso alcune lettere che il marito e Lil hanno avuto una relazione; nel film è la viva voce di Ian a raccontare questa storia. Sia come sia, la vicenda non si conclude con due famiglie felici e due arzille nonnine, ma con Mary ed Hannah che portano via le figlie e i quattro protagonisti che restano, ancora una volta, da soli.

Vi sembra un dettaglio da poco? Se non lo avete ancora fatto, vi consiglio di vedere la versione originale della pellicola. Questa storia può piacere o non piacere, potete concludere la visione/lettura scandalizzati, disgustati oppure, come è successo a me, toccati, ma in ogni caso è giusto che arriviate fino alla fine. Per chiudere il cerchio e avere una visione completa di quello che l’autrice ha cercato di comunicare.

Per come l’ho vista io, questa storia parla d’amore, non solo di quello passionale che unisce un uomo e una donna all’inizio della conoscenza, ma anche di quello che lega due amiche, due coniugi che stanno insieme da anni, una madre e un figlio. Non possiamo scegliere chi amare, e se una vocina dentro di voi potrebbe portarvi a dire che esistono valori come il pudore o la decenza che dovrebbero tenere una 40enne lontana da un ragazzo di 20 anni… o non vi siete mai innamorati o state solo fingendo di interpretare il ruolo dei perbenisti.


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