Perché a Natale si legge di più? Forse perché si hanno meno impegni, o perché le lunghe giornate fredde ci impongono di trascorrere più tempo a casa.

Il periodo natalizio ha per me un sapore speciale: il camino, le lucine dell’albero, le tisane calde e i grandi classici di sempre, Jane Austen, Dickens, le sorelle Brontë, che sanno farti assaporare tutte le sfumature delle feste come pochi altri.

Quando arriva dicembre la voglia di leggere – o rileggere – uno dei soliti noti è forte, ma quest’anno, insieme alle ragazze del club del libro 2.0 LeggerMente abbiamo deciso di cambiare, cercando un libro che ci accompagnasse al 25 dicembre senza cadere nella “banalità” – passatemi il termine – di un grande romanzo ambientato in inverno.

È così che abbiamo avuto la fortuna – ma non tutte le lettrici concorderanno sul termine – di incontrare Stefano Benni e il suo “Cari mostri”, edito da Feltrinelli.

 

STEFANO BENNI E IL RACCONTO

La paura è una grande passione, se è vera deve essere smisurata e crescente. Di paura si deve morire. Il resto sono piccoli turbamenti, spaventi da salotto, schizzi di sangue da pulire con un fazzolettino. L’abisso non ha comodi gradini.

I racconti di Benni lasciano senza parole, regalano sorrisi e anche qualche lacrima. “Cari mostri” è una raccolta di pezzi un po’ turbolenti, venticinque in totale, letti uno al giorno fino al Natale, in una sorta di calendario dell’avvento letterario. Niente storie ambientate in paesaggi romantici, tra neve e luminarie, tutto il contrario. Ogni racconto infatti mostra una falla della nostra società: errori, vizi, capricci di un mondo che sembra andare quasi a rovescio.

Alcuni racconti fanno ridere, tanto, altri lasciano l’amaro in bocca. Altri ancora li finisci e sei perplesso perché resta la sensazione che, nonostante ciò che hai letto è fittizio, c’è qualcosa di vero. E questo spaventa.

 

LA PAGELLA DEL CLUB: VOTO 7

Per la prima volta da quando è nato il club, un libro ci ha divise. Stefano Benni ha messo un po’ di pepe nel nostro gruppo. Abbiamo intrapreso la lettura come di consueto con l’entusiasmo a mille, ma dopo qualche giorno “Cari mostri” ha mietuto le prime vittime: alcune di noi hanno preferito tornare a letture più natalizie, altre si sono sentite sopraffatte dalla brutalità dei racconti. Per altre, invece, il libro è stato una piacevole scoperta.

L’autore è stato bravo a riportare nero su bianco tutto quello che non va nella nostra società e a farlo con estrema ironia. Ogni racconto ha un suo stile e non è cosa da poco riuscire a cambiare registro e tono senza perdere il filo conduttore di tutto il libro.

 

IL RACCONTO PIÙ AMATO: SONIA E SARA

Il racconto numero tre, “Sonia e Sara”, è quello che ha riscosso maggior successo tra le lettrici del club.

Due ragazzine, fan scatenate di una boyband, sono fuori, in un parco, in attesa di acquistare i biglietti per un concerto. Durante l’attesa si susseguono diversi eventi: liti, stratagemmi, discorsi osé. Dopo varie peripezie le due protagoniste riescono ad arrivare al bancone ma, ahinoi, è rimasto un solo biglietto. Dopo averlo comprato si presenta il dubbio amletico: chi delle due dovrà andare al concerto? Amiche sì, ma fino ad un certo punto, l’amore per la boyband preferita va altro. Sara e Sonia troveranno un modo a dir poco sconcertante per decidere chi potrà godersi il concerto: una roulette russa con la pistola. Lascio a voi il piacere di scoprire come finirà, ma vi assicuro che rimarrete a bocca aperta.

 

IL NUOVO APPUNTAMENTO CON LEGGERMENTE

È il 1811 a Lyme, un piccolo villaggio sulla costa meridionale inglese. Le stagioni si susseguono senza scosse in paese e il decoro britannico si sposa con la tranquilla vita di una provincia all’inizio del diciannovesimo secolo. Un giorno, però, sbarcano nel villaggio le sorelle Philpot e la quiete è subito un pallido ricordo. Vengono da Londra, sono eleganti, vestite alla moda, sono bizzarre creature per gli abitanti di quella costa spazzata dal vento. Margaret, diciotto anni, riccioli neri e braccia ben tornite, sorprende tutti coi suoi turbanti verdolini sconosciuti alle ragazze di Lyme. Louise, meravigliosi occhi grigi e grandi mani, coltiva una passione per la botanica che è incomprensibile in quel piccolo mondo dove alle donne è dato solo di maritarsi e accudire i figli. Ma è soprattutto Elizabeth, la più grande delle Philpot, a costituire un’eccentrica figura. Ha venticinque anni. Dovrebbe comportarsi come una sfortunata zitella per l’età che ha, ma se ne va in giro come una persona orgogliosamente libera e istruita che non si cura affatto di civettare con gli uomini. In paese ha stretto amicizia con Mary Anning, la figlia dell’ebanista.

 

Vi ricordiamo che il club del libro LeggerMente è aperto a tutti gli amanti della lettura, basta scrivere una mail a melissa.ceccon84@gmail.com per entrare a far parte del gruppo. Ci trovate anche su Facebook.

Non è mai troppo tardi per unirsi all’avventura!

 

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