L’amore conta, Carmen Laterza

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Irene è sposata da due anni, Luca è un marito presente e affettuoso, eppure lei si sente inquieta e insoddisfatta. Alla soglia dei quarant’anni le sembra che la vita le stia scivolando via dalle mani. Così, un po’ per gioco e un po’ per curiosità, decide di iscriversi a Meetic, il sito di incontri più gettonato del momento, e comincia una doppia vita scandita dall’alternarsi di appuntamenti clandestini, comici ed erotici, che inizialmente prova a vivere con distacco, ma che finiscono per coinvolgerla in un “qualcos’altro” che non era ciò che cercava. Sempre più distaccata dalla propria realtà, incrinati i rapporti con il marito, con la migliore amica e con il padre, Irene si ritrova infine ad affrontare se stessa, persa in un’esistenza senza più appigli, fredda e apparentemente senza senso. Sarà proprio l’amore, quell’amore incondizionato e disinteressato che Irene dice di non aver mai vissuto, a ritrovarla e a salvarla dall’abisso, perché nella vita “l’amore conta, e sa contare”.

L'amore conta, Carmen Laterza

Sfatiamo subito il primo luogo comune: che un romanzo con questo titolo, scritto da una giovane autrice italiana, debba necessariamente contenere la solita storia sentimentale, vista e rivista, proposta e riproposta, con poche modifiche, in centinaia di salse. Non è così. Quello che dell’Amore conta di Carmen Laterza resta impresso prima di tutto è il suo essere differente, particolare, per certi versi unico nel suo genere.

Abbiamo una protagonista femminile, Irene, una donna all’apparenza comune, con un marito affettuoso e una vita regolare che però si sente intrappolata nel proprio tran tran. Per questo, per tornare presente a se stessa, lei decide di iscriversi a un noto sito di appuntamenti e inizia a condurre una doppia vita… Chiaramente, alla fine, niente andrà come aveva previsto e Irene dovrà guardarsi dentro per capire chi vuole essere e in quale direzione vuole che la sua esistenza si muova.

Quello che colpisce, al di là della trama che parla apertamente di attualità, di presente, è l’attenzione che l’autrice rivolge all’analisi dell’animo femminile. Nelle parole, nei pensieri, nei gesti di Irene si potranno rivedere in tante, perché la sua interiorità è resa sulla pagina senza filtri né artifici, nero su bianco, come dovrebbe essere. Non necessariamente tutte abbiamo vissuto un’esperienza analoga a quella della protagonista, ma nei suoi dubbi e tormenti tutte potremmo rivedere qualcosa di noi. Perché le donne sono così, “dolcemente complicate” come cantava Fiorella Mannoia.

Attenzione, poi, non stiamo parlando di una protagonista buona, bella e amabile. Irene potrete amarla, oppure, più facilmente, odiarla – a seconda del vostro animo, della vostra predisposizione, delle vostre esperienze. Perché Irene non è perfetta. Irene è determinata e forte, ma anche ipocrita e mediocre. Irene è una donna che ha perso il suo centro e adesso sta cercando con ogni mezzo – anche quelli non propriamente etici – di ritrovarlo. Una bella persona? Forse no. Ma lasciatemelo dire, dopo decine e decine di romanzi dove le eroine sono così perfette da sembrare di plastica, dove non hanno mai un capello fuori posto, non sbagliamo mai, non si lasciano mai andare, ben venga la Irene di Carmen Laterza, a volte odiosa, spesso insopportabile, ma quanto meno umana.

L’autrice vuole raccontarci un percorso di riscoperta. Più ancora, vuole toccarci in prima persone, portarci dentro il libro, e per farlo sceglie di puntare su una protagonista come Irene, che non lascia indifferenti.

“L’amore conta” è un romanzo che si legge con piacere, fino all’ultima pagina, grazie anche a una scrittura fluida e attenta, e all’approfondimento dei personaggi a cui abbiamo già accennato sopra. Non si ha mai la sensazione si leggere di persone stereotipate o fasulle; ognuno di questi caratteri ha in sé qualcosa di vero e realistico – parla come le persone che incontriamo per strada, come gli amici, i partner, gli amanti che abbiamo avuto e abbiamo. Penso che per un’opera di narrativa questo sia un grande pregio: non dare al lettore l’impressione di essere troppo artefatta o costruita, parlare di persone vere.

L’inserimento di colpi di scena ad hoc aiuta il lettore ad arrivare alla fine del libro con l’entusiasmo delle prime pagine. Si ha la curiosità pulsante di sapere com’è andata a finire, se la discesa e risalita di Irene l’ha poi portata da qualche parte oppure no. E il finale non delude. Perché non è buonista, non è scontato. È reale e realistico, un po’ come tutto il libro.





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