Intervista a Sarah Tognetti, regina dello stile shabby chic

Dalla passione e il blog alle soddisfazioni professionali, i corsi di tecnica shabby e i nuovi progetti

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di Marilyn Aghemo

 

Il suo è un nome noto, non solo agli addetti ai lavori ma anche al grande pubblico. Decoratrice, designer, blogger, regina indiscussa dello stile shabby chic. Stiamo parlando di Sarah Tognetti.

Sarah è una moglie, una mamma e una donna piena di capacità tecniche e artistiche, che in un perfetto mix le permettono di creare, curare e insegnare.

Il blog Shabby Chic Interiors è seguitissimo, così come la pagina di Facebook e Instagram. I corsi di tecnica shabby, pensati per trasmettere questa passione ad altri, sono tra i più richiesti in Italia. Ma non finisce qui.

In questa intervista per Parole a Colori scopriremo lati inediti di Sarah Tognetti, parleremo dei nuovi progetti e di come sia stato possibile trasformare una passione in professione. E ovviamente entreremo nel suo mondo shabby.

 

Buongiorno Sarah, grazie per essere qui con noi su Parole a Colori. Vogliamo iniziare chiedendoti com’è Sarah Tognetti a casa, lontana dai riflettori.

Sarah tra le mura domestiche è una persona semplice, ma è un po’ strano parlare di me in terza persona, fa molto border line. Sì un po’ pazzerella lo sono, ma non esageriamo dai! Diciamo che sono una persona solare, sia dentro che fuori casa. Sono anche tranquilla, pantofolaia, sognatrice ma mi annoio facilmente, quindi cerco sempre nuovi stimoli per tenermi impegnata. Non mi piace il freddo, ma odio anche il troppo caldo. Amo la cioccolata fondente e ascoltare musica a tutto volume. Non mi arrabbio facilmente, anzi ho imparato ad avere un approccio molto zen nei confronti della vita. Mi piace giocare con le mie bimbe e fare con loro tante cose, tantissime cose. Mi piace passeggiare nei boschi attorno casa e raccogliere fiori di campo.

In parte hai già iniziato a raccontarcelo, ma cosa ami e cosa odi di più?

Amo la mia famiglia (risposta scontata, vero?!), la amo proprio tanto. Amo il mio lavoro, mi reputo una persona molto fortunata perché sono riuscita a “cucirmi un lavoro su misura”. Amo le giornate di primavera con il cielo terso e l’aria tiepida. Amo le violette di campo e riempirmi di fiori la casa. Odio le persone scontrose, lamentose e opportuniste. Odio l’ignoranza e il dover per forza parlare per far prendere aria alla bocca. Odio i millemila gruppi su WhatsApp e o le persone che non rispettano il pensiero altrui quando è diverso dal loro.

Entriamo nel vivo della tua esperienza professionale. Cosa rappresenta per te lo stile shabby e quando hai cominciato ad apprezzarlo?

Ho cominciato ad amare lo stile shabby da ragazza. Mentre le mie amiche compravano riviste di moda io ne acquistavo d’arredamento. A ventitré anni sono andata via di casa e solo allora ho potuto cominciare a “giocare” con l’arredamento, mischiando vari stili e colori, ma preferendo sempre una certa linea: mobili chiari e pezzi recuperati nei mercatini o nella cantina dei nonni. Questi ultimi erano decisamente quelli che preferivo. Siccome allora era difficile, se non impossibile, trovare mobili di quello stile, decisi di far lavorare le mani e provare a decorarne uno. Il mio primo esperimento fu il restyling di una scrivania. Il risultato mi (ci) piacque talmente tanto che nel giro di poco tempo mi dedicai alla credenza di cucina (pezzo recuperato in una vecchia casa di campagna) e da lì non mi fermai più. Oggi tengo corsi di tecnica shabby e industrial chic in giro per l’Italia, mi occupo di consulenze d’arredo, restyling e collaboro con la rivista Casafacile. Oltre ovviamente a seguire il mio blog.

Sei una persona che è riuscita a fare della propria passione un lavoro vero e proprio. Ma quanto è difficile?

È difficile quando non hai le basi e quello che proponi è solo l’ennesimo lavoretto che cerchi di fare, senza passione, senza cura per i dettagli e senza esperienza. Al contrario se hai talento, se hai tanta volontà e la creatività è il tuo pane quotidiano, fare un lavoro come il mio può diventare un sogno alla portata di tutti. È molto gratificante per me vedere tante persone che hanno frequentato i miei corsi realizzarsi e intraprendere una strada simile alla mia. Significa che sono riuscita a trasmettere loro, oltre che la mia esperienza, anche la passione che regala questo lavoro e questo è una delle cose più belle.

Parliamo per un attimo di internet e dei social. Hai un blog molto seguito, sei presente su Facebook e Instagram. È difficile mantenere viva l’attenzione delle persone che ti seguono e far crescere il tuo seguito?

Oggi non è facile emergere perché tutto è diventato alla portata di tutti e anche se questo dà la possibilità di mostrare chi sei e ciò che fai in tempo record a tutto il mondo, è anche vero che sul web si contano tantissimi nuovi blog e tantissimi nuovi account Instagram ogni giorno. Quello che fa la differenza siamo noi, è l’originalità con cui noi vediamo e creiamo le cose. Se quello che facciamo è solo la copia di altre persone non riusciremo mai ad avere un nostro pubblico affezionato.

La più grande soddisfazione ottenuta in questi anni di lavoro?

La prima in assoluto che mi ha fatto capire di non essere solo la “mamma di Beatrice e Mathilde che pittura i mobili”, ma una blogger e un’artista a tutti gli effetti è stato l’essere ingaggiata da una grande azienda modenese per arredare, decorare e allestire uno stand di 300 mq per una fiera importante di Bologna. Tante grandi soddisfazioni vengono dai miei clienti e dalla loro gioia quando a fine lavoro vedono la loro casa trasformata e dai servizi fotografici su casa mia che sono stati pubblicati da varie riviste di settore.

Oltre a creare, sappiamo che insegni. Com’è nata l’idea per i corsi di tecnica shabby?

Ho iniziato a tenere corsi nel 2008. Da allora ho aggiunto la tecnica di decorazione chiamata “industrial chic”, forse più nuova in questo periodo rispetto al classico ma sempre amato stile shabby. Cerco di programmare varie date durante l’anno e di girare il nord e il centro Italia. Purtroppo per motivi logistici non sono mai riuscita a scendere oltre Macerata ma mai dire mai, nella vita tutto può accadere. Le persone che vogliono seguire i miei corsi possono consultare il mio blog, oppure iscriversi alla newsletter. In questo modo non si perderanno nessun evento e nessuno corso da me organizzato: ogni volta che programmo una nuova data, infatti, invio agli iscritti una mail.

Sul tuo blog hai inaugurato di recente una nuova rubrica, “Italiane all’estero”. Puoi dirci di cosa si tratta?

Oh che bella questa rubrica, mi fa sognare tantissimo. Sì perché anch’io, come molte altre persone, sogno di trasferirmi all’estero e di scappare da questa Italia che non vuole bene ai suoi cittadini. Ho un fratello che abita a Londra da tanti anni e la mia idea sarebbe quella di raggiungerlo. La mia bimba più grande frequenta la scuola media e mai come quest’anno mi ritrovo a pensare al suo futuro. Il suo e quello della sua sorellina, ovviamente. Cosa potrà mai offrire loro l’Italia? Se vorranno intraprendere un lavoro creativo, riusciranno a farcela? Sono quasi sempre positiva, ma in questo caso invece mi trovo a essere negativa, ragion per cui è nata questa rubrica: per intervistare donne coraggiose che, per una ragione o per l’altra, sono scappate dal nostro Paese. Le loro storie sono vere, non abbellite, sono intime e piene di speranza. Questo è quello che piace ai lettori e che piace alla sottoscritta.

Un altro interessante progetto, di cui ti occupi in collaborazione con tuo fratello e tua mamma, è “The Vegan Family”. Vogliamo sapere ogni dettaglio.

Solo io potevo decidere di imbarcarmi in un altro blog! A parte gli scherzi, questa idea è nata dal nostro (mio, di mia mamma e di mio fratello) entusiasmo per il nostro nuovo stile di vita. Siamo infatti diventati vegani. Mi rendo conto che la parola vegano può spaventare, indignare o innervosire qualcuno ma questo accade per colpa di persone estremiste che non rispettano il pensiero degli altri o comunque un pensiero che può essere diverso dal proprio. Noi siamo molto easy e non vogliamo indottrinare – passatemi il termine – nessuno, solo raccontare la nostra esperienza e le nostre scoperte, condividendo ricette, ristoranti nuovi, prodotti veg e perché no, episodi familiari che si legano al veganismo. Mi rendo conto che intorno a questa parola ruotano molte informazioni errate e spesso la forte tradizione con cui siamo cresciuti interferisce e non riesce a farci guardare oltre alle apparenze, oltre alle credenze, oltre in generale. The Vegan Family vuole essere un punto di condivisone per tutti, non solo per i vegane. Il blog sarà online tra non molto, per ora è disponibile la pagina Facebook e il profilo Instagram.

Prima di salutarci, c’è un consiglio che ti sentiresti di dare alle donne che sognano di fare della loro passione un mestiere vero e proprio?

Buttatevi! O se ancora non ve la sentite, nel frattempo studiate, imparate, fate tanta esperienza, ma alla fine buttatevi. La vita è una sola.

Grazie a Sarah Tognetti per essere stata con noi, e in bocca al lupo per tutti i progetti in corso e a venire.

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