Intervista allo scrittore Antonello Loreto

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Autore, ghostwriter, consulente nel settore della comunicazione. È questo il profilo di Antonello Loreto, l’ospite di oggi della nostra rubrica Professione Scrittore.

Nato a L’Aquila, laureato in Giurisprudenza, da diversi anni vive e lavora a Roma. Dopo l’esordio nel mondo della narrativa con “La favola di Syd”, uscito nell’ottobre del 2014, ha pubblicato nel 2016 il romanzo “Un’altra scelta”.

Abbiamo parlato con lui delle sue opere e delle sue diverse anime.

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Ciao Antonello, ben trovato. Iniziamo parlando del tuo nuovo libro, “Un’altra scelta”, uscito nel 2016. Un titolo che incuriosisce molto. Qual è l’altra scelta di cui parli?

Ciao a voi. Se rispondessi appieno alla domanda svelerei il finale del romanzo! Per non sottrarmi del tutto, direi che si tratta di un gioco di parole che sottende ad una rincorsa per amore da parte del protagonista, che è un tipo eccentrico, molto sensibile, che vive in un mondo tutto suo, e si trova d’improvviso a dover gestire un triangolo amoroso che lo condurrà al limite della follia.

Il romanzo si discosta per larghi tratti dal tuo lavoro precedente, “La favola di Syd”, ma c’è anche qualche punto in comune tra i due…

Vero. Due lavori diversi con alcuni punti comuni. “Un’altra scelta” è il secondo capitolo di un’indagine, cominciata appunto con “La favola di Syd”, sul rapporto tra sfera emotiva e sfera razionale che si combattono nell’uomo quotidianamente. Nel romanzo di esordio questa battaglia era combattuta da due “personaggi”, Cuore e Ragione, ognuno dei quali cercava di prevaricare sull’altro. In questo romanzo, invece, la tecnica narrativa è diversa: la fa da padrona l’inadeguatezza, quasi la paura di vivere, che viene espressa dal protagonista attraverso un modo quasi schizofrenico di agire e raccontarsi.

Un altro punto comune è la musica: i miei libri sono pieni di riferimenti musicali. Nella favola c’era un vero e proprio tributo a Syd Barrett e alla musica dei Pink Floyd. Qui, invece, a parte la predominanza della musica dei Radiohead che fa da colonna sonora a momenti importanti della vicenda, i riferimenti musicali spaziano dal pop rock alla dance, dalla musica etnica a quella melodica italiana.

Infine il terzo importante punto in comune è il viaggio: nella favola c’era un tributo a Londra, città che ho nel cuore e conosco bene. In questo lavoro, invece, c’è un viaggio in Bretagna del protagonista che visita luoghi che non appartengono alle cartoline turistiche ma che spero faccia assaporare il vero gusto e il vero odore di questo posto incredibile.

Il protagonista di “Un’altra scelta” è un uomo che non si è arreso alla vita, ma le ha conferito un nuovo colore…

S.D., il protagonista del romanzo, è un tipo particolare che, come accennavo prima, cerca di fare un percorso personale per ritrovare se stesso e rincorrere un amore. È un ragazzo che ci prova sempre. Una sorta di personaggio Musiliano che, seppure con qualche eccesso, si difende dalla vita e cerca di trovare la propria strada. In una prima fase sembra “restarci sotto”, ossia non pare in grado di essere all’altezza della situazione, fino addirittura ad ammalarsene. Nella parte finale però riesce a risolvere le sue contraddizioni, all’interno di un perimetro di tutela che lo aiuta e che è abitato da una madre particolare (che si salverà con lui), un infermiere che sostituisce il padre, un amico francese che ha vissuto una vita simile alla sua e un medico “umano”, basagliano, che lo aiuterà a curarsi bene.

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Potremmo definire “Un’altra scelta” un elogio della follia, quella follia che ci fa vivere, ma che ci fa anche paura?

Più che un elogio della follia, direi una forma di rispetto per le deviazioni dalle etichette di cuore e ragione. La pazzia fa paura a tutti e, molto spesso, pensare troppo genera paradossalmente problemi. Ecco, con questo romanzo ho cercato di calarmi nei pensieri di un uomo “inadeguato”, eccentrico, che prova a combattere contro il suo modo di essere, impaurito dalle persone e dalle cose, un uomo che però alla fine ne esce alla grande, rimettendo a posto tutti i pezzi di un puzzle matto.

Parliamo un attimo della copertina. Hai scelto questa immagine (una ragazza che vola nel cielo terso, ma con qualche nube, con un ombrello) per il suo potere evocativo?

La copertina è stata costruita da una fotografa che ho incrociato su un social, a cui ho chiesto questa immagine specifica per il mio libro. È evocativa perché ricorda il cielo di Magritte e una “scena” particolare del romanzo che si svolge su una torretta dell’ospedale da dove il protagonista guarda il mare, ogni sera al tramonto. Peraltro la protagonista della foto è una ragazza che altri non è che “un’altra scelta”.

Archiviato questo progetto, hai già in cantiere qualcosa di nuovo?

Sto lavorando al nuovo romanzo. Un progetto lungo, faticoso emotivamente, e che vedrà la luce parecchio più avanti. Sarà un tributo a una comunità, a una specie di città fantastica e ai suoi giovani abitanti. Di più non posso dire. Comunque sono molto contento della “cosa” che sta nascendo e le sensazioni sono assai buone.

Grazie Antonello per essere stato con noi. Prima di salutarci, c’è qualcosa che vorresti aggiungere?

Che dire. Voglio ringraziare, attraverso questo spazio, tutte le persone che in modo splendido stanno appoggiando il mio sogno. Ho cominciato a scrivere dopo aver fatto una scelta di vita, ma quasi per scherzo. Presto, grazie al “successo” dei due romanzi, questo sogno si è trasformato nel lavoro più bello del mondo, dunque grazie a tutti coloro che lo stanno rendendo possibile.





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