Intervista all’autrice Laura Bondi

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Ho avuto modo di conoscere personalmente Laura Bondi e di avere modo di osservare, in più di un’occasione, la persona straordinaria che è. Quando ci siamo incontrate entrambe eravamo alla prima esperienza editoriale con la Holden Edizioni.

Laureata in Lingue e letterature straniere ad Arezzo, nel 2000 ha ottenuto l’abilitazione per l’insegnamento dell’inglese.

La sua avventura letteraria è iniziata con la partecipazione a diversi concorsi, grazie ai quali ha ottenuto soddisfazioni e riconoscimenti che l’hanno spronata a proseguire in questo percorso. Nel 2008 ha debuttato come autrice con “Il volto dell’anima”; nel 2012 ha invece auto-pubblicato su Amazon il secondo romanzo, “Il diario di una cameriera“.

Laura Bondi è stata una delle prime autrici italiane a capire le potenzialità della piattaforma digitale di self publishing, oggi punto di riferimento per tutti gli autori che vogliono provare a farsi conoscere dal pubblico anche senza avere un editore tradizionale alle spalle.

Ai primi due libri sono seguiti “Il posto segreto del cuore“, “The Waitress Diary”, edizione in lingua inglese della storia di Elisabetta, e ben due seguiti di questo fortunato romanzo, “Il diario di una cameriera… a Parigi” e “Il diario di una cameriera… a Londra“.

In questa intervista abbiamo parlato dei suoi lavori, delle sue esperienze, e ovviamente dei progetti futuri.

Laura Bondi, autrice

Ciao Laura, grazie di aver accettato questa chiacchierata su Parole a Colori.

Comincio con il chiederti come è nata la tua passione per la scrittura e se è una passione che hai sempre coltivato.

La lettura e la scrittura sono state sempre la mia passione, o forse dovrei chiamarla ossessione. Ancora non sapevo leggere, ma costringevo mia madre a decifrare per me tutto ciò che mi capitava sotto mano. Addirittura, correvo a prendere la posta nella cassetta, per aprire le buste e tentare di leggere il contenuto. Riempivo i fogli con segni, scarabocchi più che altro che volevano sembrare parole vere. Poi, non appena sono andata a scuola, ho iniziato a comporre le prime poesie e i racconti, mentre divoravo libri, fumetti, persino le enciclopedie. Ricordo ancora la mia maestra che faceva leggere alle altre insegnanti i miei temi, ed io ero così felice. In seguito, andando avanti con gli studi, ho avuto sempre meno tempo da dedicare alla scrittura, anche se non ho mai smesso di leggere. Scrivere era da sempre il mio sogno, ma sembrava destinato a rimanere tale, finché non sono diventata mamma e ho perso il lavoro. In quel periodo, l’antica passione ha trovato di nuovo campo libero e ho deciso di mettermi in gioco, scrivendo racconti per dei concorsi letterari, oltre al mio primo romanzo.

Dalla tua primissima opera letteraria, “Il volto dell’anima”, datata 2008, sono passati sette anni. Cosa ti ha lasciato quella prima esperienza?

Devo dire che l’entusiasmo di vedere pubblicato il mio romanzo, seppure sborsando un contributo, ha lasciato presto spazio alla delusione, o meglio, alla disperazione. Il problema più grosso, infatti, era la distribuzione e la promozione del libro. Per due anni, sono andata di libreria in libreria, nelle edicole, cercando di convincere persone diffidenti a mettere in vendita la mia opera. Ho contattato amici e conoscenti, sforzandomi di creare un passaparola. Ma la mia è una piccola città, dove non ci sono grandi canali di diffusione. Mi restavano i Social Network e, grazie a Tiziana, ho avviato anche un blog. Nonostante tutti gli sforzi, però, i risultati non c’erano, perché mi rendevo conto di non essere nessuno, in confronto a chi aveva grandi case editrici alle spalle e un nome consolidato. Chi legge, infatti, si lascia consigliare dal libraio, oppure sceglie autori che conosce già. Ho imparato a mie spese che il vecchio slogan “la pubblicità è l’anima del commercio” è vero, per ottenere dei riscontri sul mercato bisogna sapersi vendere, non basta confezionare un prodotto di qualità se poi non si investe sulla promozione.

Sei stata una delle prime autrici italiane a scoprire le potenzialità del self publishing su Amazon. Ci racconti di questa tua fortunata intuizione?

In ogni campo, Internet offre la possibilità di raggiungere altre persone. Il mio libro di carta, distribuito solo in quattro o cinque librerie di provincia, aveva scarse possibilità di essere notato. Inoltre, non ero più disposta a pagare per dei servizi che non portavano a molto. Avevo deciso di mollare tutto e far ritornare il sogno al suo posto, nel cassetto. Un giorno, però, mi capitò di leggere su un quotidiano di questa nuova realtà tutta americana e tutta digitale, chiamata Amazon, e di come una ragazzina senza casa e senza soldi avesse venduto migliaia di copie in pochissimi giorni in tutto il mondo, senza pagare un centesimo, diventando l’autrice più ricercata del momento grazie al passaparola. Avevo già pronto un romanzo, che avevo proposto a una casa editrice – che mi aveva chiesto ancora un contributo per pubblicarlo – ed ero in trattative con un altro editore locale, che però continuava a rimandare. Mi sono ripresa il manoscritto, ho pensato che, con la mia esperienza, avendo anche lavorato come correttrice di bozze, avrei potuto fare l’editing e la revisione da sola. Ho contattato la mia amica pittrice, Antonella Cedro, per la copertina, mi sono fatta aiutare per i dettagli tecnici da un altro amico, Alessandro Bianchini. Ho inserito il file della copertina insieme a quello dell’opera, i metadati e i prezzi. Sono rimasta non so quanto tempo con l’indice sospeso sul tasto ‘invio’, alla fine ho premuto ed è stato come se una parte di me se ne fosse andata. Sono rimasta sveglia tutta la notte del 15 marzo 2012, immaginando le mie parole che si diffondevano in tutto il mondo, gli errori che potevano essermi sfuggiti, le reazioni dei lettori, vivendo una forte ansia per quel romanzo che era nato quasi per caso, ma che avevo scritto con una passione inaspettata, e che ora avevo gettato in quella rete potenzialmente senza limiti.

Il diario di una cameriera, Laura Bondi

“Il diario di una cameriera”, da te auto-pubblicato nel 2012, ha avuto un grande successo online, tanto da essere citato anche su importanti quotidiani, come ad esempio Repubblica. Te lo aspettavi?

In realtà, all’inizio non ci credevo neanch’io. Restare prima nella classifica dei romanzi rosa per oltre tre mesi, e nelle prime posizioni della classifica generale, fino a toccare il podio, è stata la realizzazione del mio sogno. Ovviamente, con l’esperienza precedente, avevo imparato a gestire i social, a crearmi un piccolo seguito, ma essere in vetrina nel mondo intero su una piattaforma come Amazon ha fatto la differenza, anche se ancora i grandi editori non erano presenti in maniera massiccia, e gli autori indipendenti erano in crescita. Quando mi ha chiamato un’amica per dirmi che ero citata su “La Repubblica” mi sono finalmente resa conto di ciò che ero riuscita a fare.

Poi è arrivata la chiamata per incontrare i vertici di Amazon, pronti a esportare il mercato del self anche in Italia…

Essere convocata a Milano, insieme ad altri tre autori, per parlare con i responsabili di KDP Amazon, nonché con il numero due del colosso di Seattle, è stato gratificante. Queste persone volevano conoscere le nostre esperienze, per migliorare ed espandere il mercato del self-publishing e dell’editoria anche in Italia. Sono esperienze che non capitano tutti i giorni.

Possiamo ben dire che con il tuo libro hai aperto la strada all’esplosione dell’auto-pubblicazione in digitale. Come pensi che sia cambiata questa fetta di mercato negli ultimi anni?

In questi anni, il mercato ha aumentato notevolmente l’offerta, in primis perché sono aumentati gli autori indie, ma anche perché le case editrici hanno scoperto le grandi possibilità offerte dal digitale. Non dimentichiamo che Amazon permette di mettere in vendita un’opera in tutto il mondo, e poi, grazie a CreateSpace, un ebook si trasforma on demand, cioè con un click, in un romanzo di carta, che arriva a casa in pochi giorni.

E quali sono stati i riscontri che hai avuto personalmente, con le tue opere?

Per quanto mi riguarda, da quando ho iniziato nel 2012, sto continuando ad avere immense soddisfazioni, soprattutto all’estero, dove i miei romanzi sono spesso ai primi posti nelle classifiche degli ebook in lingua italiana più scaricati. E poi c’è il contatto con i lettori, che mi scrivono, ringraziandomi per le emozioni che la lettura ha suscitato in loro o per averli aiutati a imparare l’italiano, senza dimenticare chi mi rimprovera bonariamente per le scelte dei miei personaggi. Tutto questo non ha prezzo, e non sarei arrivata fin qui senza tanto studio, tanta tenacia, tanta passione e tanto Amazon.

Come definirebbe Laura Bondi l’autrice Bondi? E c’è un genere in particolare nel quale preferisci cimentarti?

La mia passione sono le storie d’amore, non quelle troppo zuccherose, ma quelle tormentate, piene di ostacoli e di forti emozioni, che avranno inevitabilmente un lieto fine, senza essere prevedibili fin dall’inizio, condite da ironia e situazioni divertenti. Ma senza scene di sesso eccessive. Preferisco dare spazio alla voce del cuore e lasciare solo immaginare ciò che toglierebbe pathos e romanticismo alla storia.

Da qualche tempo sei online anche col tuo sito ufficiale, Silenzio mamma scrive, dove parli di arte e cultura. Perché questa scelta?

Il nome del mio sito non è stato scelto a caso. Il mio primo lavoro, infatti, è quello di mamma, anche perché le mie due pesti pretendono la mia attenzione ventiquattro ore su ventiquattro. Per questo devo cercare di scrivere e leggere tra un compito di matematica e il pranzo da preparare, tra il bucato da stendere e le discussioni per decidere chi deve andare in bagno per primo. Nella vita di tutti i giorni sono mamma, prof di tutte le materie, colf, cuoca, e chi più ne ha più ne metta. Siccome sono una persona sincera e schietta, mi sembra giusto farmi conoscere dai lettori per quello che sono: una mamma-scrittrice. È un ruolo faticoso, anche se combina le due attività che amo di più al mondo. Ovviamente, l’argomento principale del sito è la letteratura – in particolare il genere rosa. Poi c’è spazio anche per arte, cultura, cinema, tv, e, inevitabilmente, gli argomenti che mi toccano come mamma.

Prima di salutarci, c’è un consiglio che ti sentiresti di dare alle nuova leve, ai tanti autori che si affacciano nel panorama editoriale e non sanno bene come gestire il loro manoscritto?

Potrei dire loro di buttarsi, perché “al mondo d’oggi scrivono tutti” – questa è l’affermazione più diffusa in giro. Oppure potrei partire da un’altra idea molto gettonata, secondo la quale chi si auto-pubblica è uno sfigato incapace che nessuna casa editrice assumerebbe, neanche per fare le pulizie. Per fortuna questi due falsi miti stanno cedendo il passo alla realtà dei fatti, e cioè che anche se tutti scrivono non tutti sono all’altezza di farlo e che il self può essere una grande scelta. Esistono tanti bravi scrittori che, non avendo i mezzi o la possibilità di farsi valutare dai grandi editori, si sono fatti conoscere e apprezzare dai lettori con l’auto-pubblicazione, un mondo dove sono loro a gestire i diritti dell’opera, a stabilire i prezzi, a decidere come fare promozioni. Oggi talenti che forse in passato sarebbero rimasti sconosciuti possono essere apprezzati; oggi la possibilità c’è. Quindi, se avete passione, competenze letterarie e tenacia, se credete in quello che fate e siete seriamente motivati, siate manager di voi stessi e provate. Avete tutto il mondo a vostra disposizione.

Grazie ancora per la tua disponibilità e in bocca al lupo per la tua carriera.

Grazie a te e crepi il lupo.


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