Il mio nome è Sissi, Allison Pataki

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Succede come in una favola: l’imperatore d’Austria per la prima volta posa gli occhi sul suo bel viso e la vita di Sissi cambia in un istante. È il 1853 ed Elisabeth ha appena quindici anni quando lascia gli amati boschi della Baviera per accompagnare la madre e la sorella Helene alla corte degli Asburgo. È Helene, infatti, la prescelta, colei che, secondo il volere dell’Arciduchessa madre, sposerà il cugino Franz Joseph. Ma il destino ha altri programmi e presto Sissi si ritrova all’altare, sepolta sotto un vestito magnifico troppo imponente per la sua figura. Al suo fianco c’è l’uomo dei sogni: giovane quasi quanto lei, ricco e potente oltre ogni immaginazione. La piccola Sissi diventa imperatrice e milioni di sudditi impazziscono per lei. Ma la Corte di Vienna non è il mondo delle fiabe, e il “vissero felici e contenti”, forse, è un miraggio. Perché l’impero è in fermento e l’Arciduchessa non vuole rinunciare al predominio sul figlio. Perché essere imperatrice significa sacrificare ogni libertà, compresa quella di crescere i propri figli. Perché Franz è alle prese con doveri più grandi di lui. Perché la morte non guarda in faccia nessuno, neppure i principi di sangue blu. Perché non bastano le mille candele dei saloni dorati di Schönbrunn a far brillare un amore che si spegne un po’ ogni giorno.

Il mio nome è Sissi, Allison Pataki

Da bambina avevo una forte passione per un personaggio storico, passione nata guardando e riguardando e riguardando una serie di film in tv. Ero talmente tanto appassionata da decidere di chiamare la mia gatta (passata a miglior vita l’estate scorsa, dopo 19 anni di onorato servizio) Sissi. Non Elisabetta, abbreviato poi in Sissi, proprio Sissi e basta.

Ecco, questo per farvi capire che il mio rapporto con l’imperatrice d’Austria Elisabetta, detta Sissi, viene da lontano e ha radici profonde. Il pensiero di leggere un romanzo dedicato a lei, una storia raccontata dal suo punto di vista, quindi, mi emozionava e mi preoccupava al tempo stesso. Da un lato ero curiosa da morire di tornare a immergermi in una vicenda che conosco a memoria ma che esercita sempre su di me lo stesso fascino, dall’altro avevo paura che il libro di Allison Pataki non mi soddisfacesse, che si scontrasse con il mio essere un’appassionata, che sminuisse il tutto.

Devo dire che la lettura, invece, mi ha soddisfatta molto. La prima cose che ho apprezzato è il fatto che l’autrice ha scelto di raccontare, per quanto possibile, la verità, una verità romanzata, certo, con inserti di fantasia e qualche forzatura sulle date per far combaciare i tempi, ma pur sempre la verità. La trilogia cinematografica con Romy Schneider a cui accennavo prima è senza dubbio riuscita – e come avrete capito, io la adoro – però è una fiaba. In quei film di vero c’è ben poco, o meglio, gli sceneggiatori hanno deciso di accentuare gli elementi più romantici e positivi della vicenda, attenuando o cancellando proprio tutto il brutto.

Una principessa 15enne, cresciuta in Baviera, in un ambiente piuttosto liberale per l’epoca, arriva alla Corte austriaca per accompagnare la sorella Elena, promessa sposa dell’imperatore Asburgo Francesco Giuseppe. La bellezza e il carattere della ragazza, che di nome fa Elisabetta, ma tutti chiamano Sissi, portano però il suddetto imperatore a scegliere lei come consorte, in barba ai piani della madre, l’arcigna arciduchessa Sofia. C’è ben motivo di considerarla una favola.

Solo che, come ben sa chi ha letto qualche biografia del periodo e non si è limitato ai film, le cose non sono state così semplici, né tutte rose e fiori. A partire proprio dall’infanzia di Sissi, trascorsa a Possenhofen: il matrimonio dei genitori, il duca Max e la duchessa Ludovica, è molto diverso dal quadro idilliaco che ci viene mostrato in tv. Il duca era un noto libertino, e le relazioni extraconiugale dell’uomo erano tutt’altro che sporadiche. Ed è solo un esempio, se ne potrebbero fare mille.

Romy Schneider è Sissi nella nota trilogia cinematografica
Romy Schneider è Sissi nella nota trilogia cinematografica

La Pataki è stata brava a riportare su carta la verità dell’epoca. Così i genitori di Sissi si sono sposati per dovere più che per amore, lui è spesso infedele, lei abbozza per quieto vivere; l’arciduchessa Sofia è una spina nel fianco per la giovane regnante. Ma anche il matrimonio della coppia imperiale viene raccontato nelle sue luci e ombre, così come il personaggio della protagonista.

E questo è il secondo punto per cui ho apprezzato molto il romanzo. Nel film Sissi ci viene mostrata come una donna quasi perfetta, bella, buona, vittima più che altro degli eventi. In realtà l’imperatrice è un’anima inquieta, una viaggiatrice instancabile, ma anche una persona con seri complessi (pensiamo ad esempio all’ossessione che aveva per i suoi capelli, alla paura di ingrassare o di invecchiare). Nelle pagine di “Il mio nome è Sissi” si ritrova tutto questo. Si ritrova la giovane innamorata, ma anche la donna più matura preda dei suoi demoni. È bello, secondo me, avere un’immagine così sfaccettata e realistica.

Chi legge parteggia per Sissi, certo, ma di quando in quando si sente anche di poterle muovere delle critiche, perché di fatto anche lei sbaglia. Ad esempio, quando si disinteressa dell’educazione dei figli, quando si fa da parte per lasciare carta bianca alla suocera. È vero che siamo nell’1800 e che quindi non dobbiamo giudicare la Sissi-madre come faremmo con una donna del nostro tempo, ma come le dice la duchessa Ludovica nel libro, avrebbe potuto lottare di più, essere presente, riprendersi i figli. Invece scappa.

La storia d’amore con il conte ungherese Gyula Andrássy, una delle parti romanzate del libro, in quanto sulla veridicità di questa relazione non ci sono prove storiche, non mi ha infastidita, anzi. Allison Pataki ha costruito una narrazione così fluida, così accurata, che questo amore si inserisce al suo interno perfettamente. Che sia successo davvero o meno, che i due abbiano provato o meno dei sentimenti l’uno per l’altro, chi legge non ha motivo per non credere che sia stato proprio come racconta l’autrice.

Come avrete capito, il libro mi è piaciuto molto – e sono curiosa di leggere il seguito, che l’autrice, nella nota finale, ci fa capire che si farà (alla fine, quando viene incoronata Regina di Ungheria Sissi ha appena 30anni, e nella sua vita devono ancora accadere avvenimenti importanti, quindi perché non continuare a scrivere?).

L’unico appunto che mi sento di fare – e per questo non so se vada “incolpata” l’autrice stessa oppure chi ha tradotto il libro in italiano – è di carattere linguistico, e nello specifico lessicale. Quando si scrive un romanzo storico i dettagli non sono solo importanti, sono fondamentali. Per costruire un romanzo che regga, che trasporti il lettore indietro nel tempo, si deve fare molta attenzione ai particolari. Così, infilare tra le pagine personaggi oppure oggetti che non c’entrano niente con il periodo storico di cui si parla possono pregiudicare la buona tenuta del testo. Mettere in bocca a personaggi del 1800, come l’arciduchessa Sofia, parole come ‘record’ oppure ‘ok’, secondo me stona come se per le strade della Vienna imperiale avesse fatto capolino un uomo impegnato in una conversazione animata al cellulare. Sono dettagli, ma come dicevo in un libro di questo genere si notano subito.


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