I Newyorkesi, Cathleen Schine

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New York! New York! Al riparo dal traffico e dal trambusto cittadino dell’Upper West Side c’è un piccolo quartiere tranquillo vicino a Central Park dove, tra gli altri, abitano alcuni proprietari di cani. Vivere in un posto come questo, con un cane al guinzaglio, è come vivere in un piccolo villaggio. Persone spesso sole, riservate, talvolta un po’ eccentriche, persone che mai si sarebbero incontrate altrimenti, si conoscono, stringono amicizia o si innamorano, a volte si lasciano. Succede anche a Jody, signora quasi quarantenne, di conoscere l’amore grazie al suo cane, un grosso pit bull femmina di nome Beatrice che lei adora. Perché i cani fungono da veri e propri cupidi, obbligando i loro padroni a legare con altri esseri umani, a superare timidezze e inibizioni in un lieve e romantico minuetto.


Era tantissimo tempo che volevo leggere questo libro… E inizio proprio col dire che non mi aspettavo esattamente quello che poi mi sono trovata davanti! Spesso succede: pensare troppo a una storia, a un film, a un libro, idealizzarli, in un certo senso, e costruirci sopra i propri trip mentali portano a una delusione, quando poi “l’oggetto del desiderio” è davvero tra le nostre mani/davanti ai nostri occhi.

Ancora non ho deciso se “I Newyorkesi” è stato o meno una lettura deludente, so solo che mi aspettavo una storia differente. Prima di tutto, mi aspettavo qualcosa di molto più brioso, di più frizzante, come scrittura e come stile, prima che come trama. La Schine ci propone una narrazione al limite del malinconico e del piatto, invece. Quando si pensa alla città di New York si pensa sempre a un luogo vitale e brillante, scintillante in molti sensi, e quindi ci si aspettano storia che si accordino a questo mood… Grosso errore, almeno in questo caso! Le vite dei tantissimi personaggi che incontriamo tra le pagine del libro scorrono lente, leggermente monotone, di certo per niente avventurose. La cosa strana è che di avvenimenti, qui, ce ne sono tantissimi – storie che finiscono, amori che nascono, convivenze strambe, incontri e scontri – solo che… lo stile dell’autrice rende tutto estremamente poetico ma pochissimo esilarante e movimentato.

I mesi si susseguono, e insieme a loro le persone – e i loro amici a quattro zampe – cambiano compagno, casa, lavoro. Tutto resta però come avvolto da uno spesso strato di nebbia. Le vicende si lasciano seguire, ma il lettore viene sempre tenuto un po’ a distanza. Non si prova una vera e sincera empatia per nessuno dei caratteri raccontati in queste pagine – con l’eccezione, forse, di Jody, che abbiamo modo di conoscere e apprezzare un po’ di più e meglio.

Le scelte di qualcuno possono lasciare interdetti, ma quello che davvero colpisce è la profonda tristezza che sembra contraddistinguere le vite di tutti. Il tratto saliente di queste persone, quello che le accomuna, è la malinconia di fondo che mostrano di avere. Anche chi appare più intraprendente e pronto a mettersi in gioco, sotto sotto non ha un obiettivo, non ha un punto fermo. Sono persone alla deriva, tutte quante e a loro modo. Persone che hanno perso qualcosa, con le quali la vita non sempre è stata morbida, ma anche persone che non sanno bene come portare avanti le rispettive vite. Persone alla deriva, appunto.

I cani sono compagni fedeli, amici, nemici. Una nota di colore e di positività, che però non basta a dare vita a questa storia. Troppo spesso sono comparse, presenze sfocate tra le pagine. Anche loro camminano, nascono, muoiono. Ma lasciano in chi legge solo una traccia sfumata.

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