Flipback: il nuovo formato Mondadori… che non è poi così nuovo

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di Davide Martini

 

Sono passati sette mesi da quando Mondadori ha presentato nelle librerie italiane l’innovativa serie di tascabili denominata flipback (maggio 2014). Un vero e proprio schiaffo al lettore che, già in preda al difficile dilemma tra l’acquisto di un ebook e di un libro cartaceo, si è dovuto confrontare con una nuova tipologia di prodotto. Qualcuno si è addirittura spinto a salutare l’avvento di una “nuova rivoluzione della lettura” oppure di un “supporto concorrente del digitale come della carta”.

Flipback

Forse è venuto il momento di chiarire: il flipback è un libro cartaceo fatto e finito (per la quinta rivoluzione della lettura, presumibilmente, dovremo attendere l’introduzione degli ologrammi), che non ha la pretesa di sostituirsi, quindi, né ai romanzi tradizionali né agli ebook.

Se vi capitasse di prenderne uno tra le mani non avreste alcun dubbio: dopo un breve attimo di spaesamento dovuto all’orientamento del testo in verticale anziché in orizzontale (come di consueto), cogliereste al volo le potenzialità del piccolo formato, più o meno della grandezza di una vecchia musicassetta. Il volumetto è ricoperto con un cartoncino leggero lucido, poco più grande delle pagine, che forma un’esilissima unghiatura. All’interno, la copertina è rinforzata da un cartoncino rigido nero, fatta eccezione per le linee di piega. Il blocco del testo è invece formato da fogli di carta velina, rilegati a fascicoli e poi cuciti tra loro: il dorso a vista è svincolato dalla copertina per agevolarne l’apertura ed è allo stesso tempo rivestito da una stringa di tela nera a nasconderne le cuciture. Le pagine sono ancorate alla cover soltanto grazie alla pagina di guardia posteriore ben salda al risguardo prospiciente.

Il flipback è un libro comodo da maneggiare, agile e veloce da leggere. In una sola parola, mainstream. L’idea (non una novità assoluta, visto che già da qualche tempo è stata brevettata dall’editore olandese Jongbloed) è semplice quanto efficace: trasportare l’esperienza di lettura di un ipertesto, dunque con un testo che si scorre dall’alto verso il basso, su un supporto fisico che mantenga intatte tutte le peculiarità di una lettura cartacea. Inoltre, alla base c’è anche la volontà di restituire credibilità all’aggettivo “tascabile”, che da tempo ha ormai inglobato tutta una serie di edizioni in brossura, non sempre facili da trasportare in una tasca di pantaloni.

Dico la verità: dopo una diffidenza iniziale, trovo anche io che, in fondo, sia un buon prodotto. Per questo motivo mi sento quasi in dovere di rispondere ad alcune critiche mosse a flipback.

1. Le pagine di carta velina rischiano di strapparsi
Vero, a prima vista. Nella realtà dei fatti, però, la solidità e la compattezza del volume sono tali che difficilmente questo avrà modo di aprirsi al punto da far strappare le pagine. Al massimo potrete incorrere in qualche piccola piega negli angoli, ma nulla di irreparabile.

2. Costano troppo
Falso. I flipback hanno un costo che si aggira, mediamente, tra i 9 e i 12 euro. Se andaste a comprare lo stesso titolo in edizione paperback, spendereste almeno 20 euro. Se optaste per il formato digitale potreste invece risparmiare qualche euro in confronto al flipback, ma incontrereste qualche difficoltà a mettervi in tasca l’ebook reader. A voi l’ardua scelta.

3. Sono scomodi da leggere
Sì e no. Un flipback è effettivamente un po’ scomodo (ma neanche così tanto) da leggere su un leggio o su un piano, mentre è assolutamente versatile per una lettura in piedi, meglio se con una mano sola (come recita la pubblicità), oppure stando seduti in poltrona o ancora sdraiati a letto dove è molto più facile appoggiare il libro in piedi, pur continuando a leggere con la testa appoggiata sul cuscino. Fine del torcicollo del lettore.

4. Se devo leggere un ipertesto, tanto vale leggerlo in formato ebook
Vero, ma vi dovrete sempre portare appresso un reader, in una borsa adatta, stando attenti a non farlo cadere, a non romperne lo schermo e a non farvelo rubare. Se invece preferite leggere su smartphone tanto meglio, in questo caso però ricordatevi di avere sempre con voi un caricabatterie.

5. Non si capisce come tenerlo in mano
Assurdo. Il flipback è stato pensato per essere letto come si vuole: si può afferrarlo (sempre con una mano sola) appoggiando il pollice sul lato lungo, oppure sul lato corto. Un po’ difficile reggerlo in basso sul lato lungo, ma io ho trovato soddisfacente anche impugnarlo tra l’indice e il medio.

6. Nello spot (italiano) ci sono allusioni sessuali
A allora? La pubblicità, anche se un po’ becera, cattura l’attenzione, e non sminuisce affatto il prodotto.

 

Le uniche pecche ad oggi, secondo me, sono i titoli in catalogo, forse un po’ troppo commerciali, e il corpo del carattere un po’ piccolo. Tuttavia per il primo punto mi rendo conto che in un libricino crossover, adatto soprattutto a chi non vuole rinunciare alla lettura durante i tempi morti della giornata, difficilmente potrebbe trovare posto un Arcipelago Gulag oppure il Dialogo sui massimi sistemi; per il secondo, purtroppo, non esistono molto soluzioni: i presbiti si muniscano di un paio di occhiali.

Il flipback, a mio modesto parere, penso si rivolga al pubblico di lettori in perenne movimento nelle grandi città, persone alla prese con autobus, tram e metro. E se questa è una soluzione per incrementare i nostri spazi di lettura… ben venga!


 

A voi la parola, amici lettori. Avete già provato a leggere un libro di questo tipo? Cosa ne pensate (stando alla vostra esperienza o anche in linea generale)? Siamo davvero curiosi di conoscere il vostro punto di vista. 

 

 

7 COMMENTS

  1. Sono per la libertà di scelta, quindi se il flipback può servire ad avvicinare qualcuno alla lettura, ben venga. Io l’ho avuto tra le mani quando è stato presentato al Salone del Libro di Torino. Sinceramente? Non mi piace! Ma è un gusto, ovviamente, personale. La mia libraia di fiducia dice che ne vende parecchi è che l’unica cosa che viene un po’ contesta è proprio il prezzo. Perché, ammettiamolo, non tutti i titoli in catalogo rimangono tra i 9 e i 12 euro. L’ultimo Follett, ad esempio, ne costa 15. A fronte del volume standard che, inizialmente, in promozione, ne costava 17. Detto questo, credo che una delle cose che più mi freni è l’idea di ritrovarmi in libreria devi volumi minuscoli che farebbero visivamente a cazzotti con gli altri libri!

    • Anche io, Laura, ho “scoperto” il flipback al Salone del Libro di Torino. E anche io non sono rimasta molto impressionata. Va bene il tascabile ma così… sinceramente ho pensato più a una trovata pubblicitaria che a una novità propriamente detta. Se però si vende e può avvicinare le persone alla lettura… ben venga! 🙂

  2. Ciao, io sono uno di quelli che li ha criticati e, nonostante mi trovi d’accordo con alcune tue osservazioni, non posso fare a meno di discordare su altre, a cominciare dal costo: è vero che il rilegato costa 20 euro, ma è anche vero che Mondadori ha ristampato in edizione Flipback libri più vecchi di me come “Il codice Da Vinci” e “Il suggeritore” che oggi paghi anche 5-6 euro in edizione economica. Si tratta della solita truffa che viene perpetuata dagli editori quando ritirano ripropongono un libro in edizione delux dopo l’uscita del film che, alla fine, è la stessa di una settimana prima con una sovra-copertina diversa e un prezzo maggiorato. La pubblicità a me non è piaciuta, ma in questo caso si parla esclusivamente di gusto personale quindi ci sta, sono solo convinto che non sia necessario puntare sempre sulla facile allusione sessuale per vendere qualsiasi cosa, ha francamente un po’ stufato. Poi che il prodotto in sé non faccia danno e possa tranquillamente accostarsi alle altre tipologie è assolutamente vero, c’è posto per tutti.

    • Confesso che anche a me il prezzo non ha convinto molto. Ho visto i flipback al Salone del Libro, ne ho provato uno perché venivano regalati alle persone come mossa di lancio. Ma se avessi dovuto acquistarlo… dubito che spenderei 10/15 euro per un libricino di quelle dimensioni. 😉

  3. Laura e Fabio, avete entrambi della buone ragioni a lametare un prezzo un po’ eccessivo e dei titoli non particolarmente nuovi. In effetti anche io mi sarei aspettato qualche titolo un po’ più “letterario” e non strettamente commerciale, però è stata anche l’occasione per conoscere Turow e Grossman e, francamente, non li ho trovati poi così terra-terra. Certo, portafoglio alla mano, ci ho lasciato più di 20 euro. 20 euro che però – devo riconoscerlo – hanno comodamente occupato tutti i miei viaggi in treno da ottobre a novembre: mi bastava avere un taschino libero. Ad ogni modo, l’importante è stato leggere!

    • Ciao Davide, in realtà la mia perplessità non è dovuta tanto alla qualità letteraria dei titoli presenti in collana, molti dei quali ho anche letto e apprezzato, ma proprio al fatto che si tratta di ristampe con un prezzo eccessivo avendo già in passato fatto edizioni più economiche. Per quel formato un prezzo di 12-15 euro potrebbe (forse) essere accettabile per un libro novità. Ma come dici giustamente, l’importante è leggere e che ognuno abbia la possibilità di farlo sul formato che gli è più congeniale 😉

      • Certo Fabio, sono con te. Credo che però (al momento) Segrate abbia voluto sondare il campo con successi assodati per poter in qualche modo attirare l’attenzione al prodotto e reggere i diritti del brevetto. In futuro, chissà! Potrebbero pensare a delle collane interamente dedicate… “festina lente” dopotutto!

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