Fiabe: quando nella realtà non “vissero sempre felici e contenti”

Dettagli macabri, violenza di ogni genere e sangue nelle versioni originali delle storie più amate

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Le fiabe, che ci hanno affascinato da bambini e che aiutavano i nostri genitori a farci addormentare, sono delle narrazioni che, in molti casi, traggono origine da leggende e storie realmente accadute.

Se noi ricordiamo principalmente gli elementi favolosi, in realtà le storie originali sono infarcite di macabro, con violenze, stupri, torture, cannibalismo e chi più ne ha più ne metta.

A dare inizio al nuovo genere letterario in Francia, nel Seicento, fu Charles Perrault. Le sue narrazioni ebbero un successo inaspettato, restando di moda fino ai nostri giorni (si pensi a favole come “Il gatto con gli stivali” , “La bella addormentata”, “Cenerentola”).

Nei primi dell’Ottocento, in Germania, i fratelli Jacob e Wilhem Grimm divennero celebri per aver raccolto ed elaborato moltissime fiabe della tradizione tedesca. L’idea fu di Jacob, professore di lettere e bibliotecario. Le loro storie non erano pensate per i bambini: nella prima edizione, infatti, erano presenti dettagli realistici e cruenti.

Col tempo, le fiabe sono state adattate a un pubblico under18, eliminando gran parte dei dettagli raccapriccianti – pensiamo ad esempio alle versioni Disney.

Curiosi di conoscere la storia vera dei personaggi più amati? Scopriamone insieme cinque. Perché nella realtà non tutti vissero per sempre felici e contenti – e il finale è stato tutt’altro che lieto.

 

LA SIRENETTA

Rispetto al cartone Disney, la versione originale di Hans Christian Andersen ha tinte molto più macabre. Una bellissima sirena si innamora di un principe dopo averlo salvato dall’annegamento. Così chiede alla strega del mare di avere le gambe al posto della coda. La strega compie l’incantesimo, ma ad una condizione: ogni passo che farà sarà come camminare su dei rasoi, tanto che i suoi piedi sanguineranno, e per giunta perderà per sempre la sua bellissima voce. La sirena accetta, ma il principe finisce per sposare un’altra. Così, dopo aver pensato di ucciderlo, la disperata protagonista si getta nell’oceano e muore. 

 

RAPERONZOLO

Rapunzel, nella storia originale, non viene salvata dalla torre dal principe – che però l’ha messa incinta – e viene accecata, dopo essere stata lanciata in una foresta di rovi. La madre, scoperti i piani di fuga di Rapunzel, l’abbandona in un deserto dove lei dà alla luce due gemelli. Il principe è costretto a girovagare per il mondo per anni e anni prima di riunirsi alla sua amata. Una volta trovata, ne cura la cecità con una lacrima magica, e finalmente arriva il lieto fine.

 

BIANCANEVE

Rispetto alla versione Disney, la fiaba ha due o tre particolari da bollino rosso. Nell’originale la regina chiede al cacciatore di portarle il cuore di Biancaneve non solo come prova della sua morte, ma anche per mangiarlo. Ci sono versioni in cui si fa riferimento anche a fegato e polmoni. La Biancaneve dei Grimm, poi, è una bambina di sette anni, ma per il principe non sembra essere un problema. Alla fine la matrigna è costretta a ballare in un paio di scarpe di ferro incandescente finché non muore.

 

LA BELLA ADDORMENTATA

Nelle versioni più antiche della fiaba – come “Sole, Luna e Talia” di Giambattista Basile – non è un bacio a svegliare la bella addormentata. Un re che passa di lì nota la dolce fanciulla dormiente e la possiede. Dal rapporto avvenuto nel sonno nasceranno nove mesi dopo due gemelli. Saranno loro, succhiando il dito della mamma, a estrarre la spina e risvegliarla dal maleficio.

 

CENERENTOLA

La storia di Cenerentola ha origini antichissime: l’eroina presenta somiglianze con la Rhodopis di Strabone, del I secolo a.C. Ne esistono numerose varianti, ma una delle più colorite è quella dei Grimm. Nella loro versione, le sorellastre si tagliano via parti dei piedi pur di calzare la scarpetta di cristallo e ingannare il principe. Ma questo viene avvertito in tempo da due piccioni – che al matrimonio tra lui e Cenerentola caveranno anche gli occhi alle sventurate sorellastre, costringendole a una vita da mendicanti.

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