Elena Ferrante e l’anonimato: la filosofia dell’autrice in una lettera

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È uscito da pochi giorni sulle colonne del Sole 24 ore e del New York Review of Books un reportage del giornalista Claudio Gatti dove si attribuiscono alla misteriosa Elena Ferrante nome, cognome e segni particolari.

Le reazioni dei fan davanti a queste rivelazioni sono state per lo più di sdegno. Abbiamo davvero bisogno di sapere chi sia la Ferrante, per apprezzare i suoi libri?

Senza voler rispondere alla domanda, ma con l’intenzione di fornire elementi per decidere e spunti di riflessione, riproponiamo un pezzo pubblicato su Parole a Colori qualche mese fa che parla della scelta dell’anonimato e della filosofia dell’autrice best-seller. 


 

Chi è Elena Ferrante? Questa è la domanda che ossessiona il pubblico dei lettori sin dalla prima pubblicazione dell’autrice, nel lontano 1992. L’editore E/O ha da poco dato alle stampe una lettera scritta dalla Ferrante nel 1991, dove viene affrontato il tema dell’anonimato. E ovviamente non si parla d’altro.

La decisione della Ferrante di restare anonima sta diventando una sorta di leggenda. Ha scritto da sempre usando uno pseudonimo e la sua casa editrice ha mantenuto il segreto sulla sua vera identità per quasi un quarto di secolo. La sua avversione per l’auto-promozione è tale che solo nel febbraio di quest’anno ha rilasciato la prima intervista in prima persona alla Paris Review.

Nella lettera a cui accennavamo prima, Elena Ferrante scrive:

Non ho intenzione di fare niente per “L’amore molesto”, niente che mi coinvolga personalmente almeno. Ho giù fatto abbastanza per questa storia, l’ho scritta. Se il libro vale qualcosa, questo sarà sufficiente. Non parteciperò a incontri e tavole rotonde, se invitata. Non accetterò premi, se mi verranno conferiti. Non farò nemmeno opera di promozione del romanzo, specialmente non in tv, che sia in Italia o da qualche altra parte. Verrò intervistata solo per iscritto, ma preferire ridurre al minimo anche questo.

Oggi gli scrittori emergenti sono fortemente incoraggiati a farsi pubblicità da sé, e anche se il fenomeno di costruirsi un pubblico attraverso i social prima di ottenere un contratto editoriale è nuovo, l’auto-promozione di certo non lo è. Nel 1989 il New York Times dipinse l’umorista Dan Greenburg come una sorta di animale mitologico perché si proponeva personalmente alle librerie e ai media. L’atteggiamento di Greenburg, oggi, è la norma, ma non si può negare che il comportamento diametralmente opposto di Elena Ferrante abbia generato un enorme interesse intorno a lei e ai suoi lavori.

Certo questo non significa che i libri della Ferrante vengano letti soltanto per via del suo anonimato. Un espediente come questo non può spiegare la popolarità dell’autrice, né le ottime recensioni ricevute dai suoi romanzi. A ben guardare l’idea che rimanere anonima avrebbe garantito ai suoi lavori una grande popolarità è l’opposto di quello che la scrittrice dice nella sua lettera.

Spiegare le ragioni della mia scelta è, come forse potete immaginare, molto complicato per me. Mi limiterò a dire che si tratta di una piccola scommessa con me stessa, con le mie convinzioni. Credo che i libri, una volta scritti, non abbiano bisogno dei loro autori. Se hanno qualcosa da dire, prima o dopo troveranno dei lettori. In caso contrario non succederà.

Nel 2015 il giornalista Roberto Saviano ha candidato l’ultimo romanzo della Ferrante, “Storia della bambina perduta”, per il Premio Strega. Pubblicato nell’ottobre 2014, il libro è la quarta e ultima parte della serie iniziata con “L’amica geniale”. Come molto probabilmente saprete, il premio è andato a Nicola Lagioia per “La ferocia”, ma una vittoria della misteriosa scrittrice sarebbe stata davvero interessante, fosse solo per il fatto che la sua filosofia le preclude ogni partecipazione attiva nella comunità letteraria.

Sebbene il rigoroso anonimato della Ferrante la renda un’anomalia, la trasforma anche in un personaggio di fantasia per i suoi stessi lettori. Pensare che nel mondo di oggi sia possibile mantenere questo totale riserbo sulla propria vita privata è stimolante. Passiamo gran parte del tempo nel mondo digitale, dove interagiamo con le persone cercando però sempre di dare una versione migliorata ed edulcorata di noi stessi. E quando sbagliamo qualcosa – postando uno stato sbagliato o una foto inadatta – basta un click per cancellare tutto, giusto?

Sbagliato. Sfortunatamente gli aggiornamenti di stato o le foto postate sui social, anche una volta cancellate, non vengono distrutte ma solo nascoste (il motivo è complicato, e non staremo a spiegarlo nel dettaglio). Ciò che conta è che quello che avete condiviso con il mondo virtuale è ancora là fuori, con il vostro nome scritto sopra. E se anche la maggior parte delle persone non hanno niente da temere, imbarazzo a parte, in caso il materiale tornasse a galla, per alcuni i danni potrebbero essere di proporzioni catastrofiche.

Esistono dei modi per rimuovere i contenuti, ovviamente, ma niente può garantirvi risultati sicuri al 100%. A questo proposito, la discussione sul Diritto all’oblio (il diritto di ciascuno di non venire perseguitato dal passato, in caso i fatti contestati non abbiano più alcun legame con la vita attuale) in Italia e in Europa, è all’ordine del giorno.

Stando così la situazione, sembra proprio che le Edizioni E/O abbiano deciso di pubblicare il trattato di Elena Ferrante sull’anonimato nel momento giusto. Il desiderio realizzato dell’autrice di vivere una vita lontana dalle luci della ribalta, di poter esistere in quanto donna e non come autrice, è un piccolo miracolo. Oltre a questo, però, la lettera è un messaggio per gli autori divisi tra editoria e privacy, che mostra come avere una carriera non voglia dire la fine della vita come privati cittadini. Non necessariamente, almeno.


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2 COMMENTS

  1. Da bibliotecaria questo argomento mi interessa. E’ evidente che i lettori si affezionano ad alcuni scrittori e continuano a leggerli anche se qualche opera non è proprio ben riuscita, ci sono molti esempi sia italiani che stranieri.
    Certamente essere letti ed amati mantenendo l’anonimato è significativo.
    Puo’ anche essere utile! Non è detto che lo scrittore esista, certo chi scrive c’è e possono essere più persone e anche in questo caso, esistono vari esempi, molto famosi e molto amati!
    Il mondo dell’editoria è molto più complesso di quel che crediamo.
    Da lettrice mi piacerebbe credere a tutto ciò che si legge sulla vita degli scrittori: momenti, ispirazioni e fortunate casualità …da bibliotecaria credo sia molto diverso!
    kikka

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