“Career of evil”: Robert Galbraith esplora i pericoli della fama

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L’autore Robert Galbraith è un patito dei Blue Öyster Cult — di fatti i testi delle canzoni della band compaiono in diversi punti del suo ultimo libro, Career of Evil, il terzo della serie con protagonista Cormoran Strike.

“Per essere onesto, è l’assolo di chitarra. Sono un appassionato di chitarre – ride Galbraith, altrimenti noto come J.K Rowling – Ho perso la testa per molti chitarristi”.

Career of evil

Forse conoscete la storia. Qualche anno fa J.K. Rowling ha deciso di iniziare a scrivere romanzi gialli, ma non volendo che il pubblico sapesse che era lei l’autrice si è nascosta dietro il nome Robert Galbraith. Ha funzionato, per un po’. È stata smascherata poco dopo la pubblicazione del primo romanzo, Il richiamo del cuculo, nel 2013. Di buono c’è, almeno, che adesso può essere intervistata su questo filone narrativo.

Al giornalista di NPR David Greene la scrittrice ha raccontato che entrare in sintonia con la materia della sua ultima fatica letteraria, ovvero un serial killer con un debole per le parti del corpo, è stato tutt’altro che facile. “E’ la prima volta che lavorare a un mio libro mi ha messo gli incubi – ha raccontato la Rowling – e non si tratta tanto della scrittura, ma della ricerca”.

Riportiamo di seguito alcuni passaggi interessanti dell’intervista per NPR di J.K.Rowling.

Quanto è importante informarsi, anche su omicidi reali, prima di scriverne?

Pensavo fosse davvero importante in questo caso capire la mentalità di un killer psicopatico, dal momento che alcuni capitoli sono scritti proprio dal suo punto di vista. Quindi, cosa dice questo tipo di persona su quello che prova e su quello che fa? Soprattutto quello che provano i soggetti disturbati è una domande interessante, perché personalmente credo che la loro capacità di provare sentimenti ed emozioni sia meno sviluppata. Fare ricerche su questi argomenti è stato al contempo affascinante e inquietante.

Perché ha deciso di usare uno pseudonimo iniziando questo nuovo progetto?

Penso che ciò che ho vissuto con Harry Potter sia stato incredibile, sono grata di tutto ciò che è successo – questo va detto. Il rapporto che ho con i lettori è molto importante per me. Detto questo, essere la scrittrice di Harry Potter ti carica anche di pressioni incredibili, e a dire il vero non mi manca molto quel lato dell’avventura editoriale. Quindi probabilmente adesso capite il fascino di staccarsi dal passato e dare vita a qualcosa di completamente diverso, che funzioni o fallisca solo per i suoi meriti.

Il richiamo del cuculo

Cormoran Strike e la fama: si aprono nuovi scenari per il personaggio?

È uno spostamento di prospettiva. All’inizio della storia Cormoran Strike non era famoso, ma essendo figlio di un uomo famoso aveva in parte già sperimentato le controindicazioni associate alla fama, e nessuno dei vantaggi. Ho considerato gli effetti che la fama di un individuo ha, ad esempio, sulla sua famiglia e anche i problemi che porta alla tua libertà. Ovviamente essere famosi ha anche lati positivi, ma questo vale soprattutto per l’individuo, per la persona famosa. Le persone intorno molto spesso pagano un prezzo alto senza averne alcun vantaggio. La trovo una tematica interessante, e ovviamente sì, c’è molto della mia esperienza personale in quello che scrivo.

Che rapporto ha con il personaggio di Strike?

Sarebbe sbagliato, completamente, suggerire che sia un personaggio autobiografico – è un veterano di guerra mutilato, un uomo, chiramente… Comunque ci sono cose di lui che mi piacciono, che posso dire che in un certo senso condividiamo. Prima di tutto è un fanatico del lavoro duro; e poi è uno che ama sperimentare, in tutte le circostanze. Quando lo abbiamo conosciuto, nel primo libro, viveva una situazione che ho vissuto anche io: quella dell’indigenza totale.

Quanto è importante, e difficile, per un autore famoso mantenere la propria vita privata privata?

Su questo argomento si continuerà a discutere finché esisteranno degli scrittori. Alcuni lettori e giornalisti vogliono sapere il più possibile di te come persona per capire meglio le tue opere. Per altri, i libri parlano da soli. Personalmente, propendo per una posizione a metà strada tra queste due. È difficile capire le cose di cui parlo nei libri senza conoscere ciò che ho vissuto, provato, pensato su certi temi nella vita reale. Ma allo stesso tempo, non mi sento in dovere di fornire ai lettori dettagli sulla mia vita privata. Quindi, sono felice di parlare di temi generali, ma quando si arriva alla mia famiglia… be’ questo per me è territorio off limits. Chiaramente se crescendo i miei figli vorranno scrivere una biografia e raccontare com’è stato vivere queste esperienze saranno liberissimi di farlo. Ma fino a quel momento mi sento in dovere di proteggerli.


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