“Augustus”: un ritratto sfaccettato e umano del primo Imperatore

Fazi Editore ripubblica il romanzo storico di John Williams, un grande affresco della Roma antica

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PROFONDO. INTENSO. ROMANO

Una premessa, prima di cominciare con la recensione di “Augustus” di John Williams, mi sembra doverosa. Io Ottaviano Augusto – primo imperatore romano, padre della patria e via dicendo – non è che lo abbia mai amato particolarmente, tutt’altro. Colpa, sicuramente, dei romanzi e delle serie tv cleopatracentriche che ho letto e visto nel corso degli anni e che hanno formato la mia idea sul personaggio storico in questione, un’idea tutt’altro che lusinghiera.

Visto che una stessa storia, raccontata da prospettive diverse, può cambiare diametralmente aspetto, al libro di William – uscito nel 1972 e ripubblicato di recente da Fazi Editore – mi sono avvicinata senza pregiudizi, pronta anche a ricredermi, in caso, sicuramente a stupirmi.

Devo dire che il libro mi ha conquistata, per lo stile prima di tutto. È un romanzo che non ti aspetti, scritto in un modo del tutto originale. La narrazione non è portata avanti in un modo che potremmo definire classico ma è affidata a tanti personaggi, a tanti punti di vista e soprattutto a tanti mezzi espressivi.

Augustus” si compone per intero di scritti dell’epoca – o meglio, di ricostruzioni di scritti dell’epoca, adattati e costruiti ad hoc dall’abile penna dello scrittore americano. Tra missive private, comunicazioni ufficiali, proclami, pagine di diario la storia che conosciamo prende vita. E si arricchisce di dettagli e particolari poco noti o sconosciuti, è questo il bello.

La Roma dell’epoca rivive davanti a noi, con le sue cerimonie, i suoi costumi, soprattutto con il modo di vivere e di pensare delle persone, quelle importanti ma anche quelle comuni.

Augustus racconta molte storie: non solo quella del personaggio che dà il nome all’opera, che si ritrova alla morte dello “zio” Giulio a dover decidere del proprio destino, e del destino di Roma, ma quella delle persone che hanno composto la sua cerchia più stretta – Mecenate, Agrippa, Virgilio -, la sua famiglia – la madre, la sorella Ottavia, la moglie Livia, la figlia Giulia – e altro ancora.

Il quadro è ricco, variegato, affascinante. E questo fa sì che, nonostante la vicenda di per sé sia nota – come è andata ad Azio nel 31 a.C. lo sappiamo tutti, qual è stata la fine di Marco Antonio pure e così via -, non ci si annoi mai durante la lettura. Ogni pagina è a suo modo una sorpresa, perché non sappiamo chi prenderà la parola, a chi si rivolgerà e cosa racconterà. Ogni pagina è una scoperta.

Se ho cambiato idea sul personaggio di Augusto, mi chiedete? Uno dei lati positivi del libro di Williams, a mio avviso, è che non dà dell’erede di Giulio Cesare un’immagine perfetta. Descrivendolo attraverso le parole dei suoi amici e dei suoi nemici, di coloro che l’hanno amato e di coloro che l’hanno combattuto e osteggiato, di lui emergono non soltanto i pregi ma anche i difetti, i passi falsi, le debolezze.

E questo – stranamente – finisce per giovargli. Certo il libro non esaurisce tutto ciò che è stato Augusto, ma l’immagine che ne rimanda è sfaccettata, realistica, plausibile. Può essere che l’Imperatore sia stato davvero così, che abbia agito e pensato così.

Ho evitato di rispondere alla domanda, dite? È vero. Che posso farci, anche se umanizzato e meno diabolico e machiavellico di quello che ricordavo non è che questa versione rivista e corretta di Augusto mi abbia portato a cambiare di molto il mio punto di vista. Per quanto Cleopatra ci venga dipinta ancora una volta come una viziosa regina orientale assetata di potere e Marco Antonio fondamentalmente come un passionale con poco raziocinio la mia anima romantica tende sempre e comunque a parteggiare per loro.

E ovviamente per il divino Giulio – perché c’è poco da fare, Ottaviano Augusto ha portato pace e ordine a Roma e ha fondato l’impero, ma per me è sempre l’autore del “De bello gallico” il Cesare dei Cesari.

 

SCONSIGLIATO. PUNTO DI DOMANDA. . CONSIGLIATO. IMPERDIBILE

 

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