Un film di Anna Foerster. Con Kate Beckinsale, Tobias Menzies, Theo James, Charles Dance, James Faulkner, Lara Pulver, Peter Andersson, Clementine Nicholson. Azione, 91′. 2017

Chi vi scrive è un fan della prima ora della saga di Underworld, nata nel lontano 2003.

Il mio cuore ha sobbalzato quando ha visto per la prima volta Kate Beckinsale nelle vesti della vampira guerriera Selene sparare, uccidere, combattere e infine innamorarsi, indossando una tuta nera e attillata di lattice.

Per la mia generazione, Underworld è stato l’alternativa gotica, adulta e sexy ai vampiri adolescenti e melensi di “Twilght”. È dunque con dolore che lancio questo appello ai produttori dei film e anche alla bella e tosta Beckinsale: per favore, finitela qui.

Il quinto episodio della saga, “Underlword – Blood wars”, è il trionfo del nulla drammaturgico, della banalità scenica e di un amaro piattume interpretativo.

L’atmosfera gotica, lo stile pulp, le scenografie cupe ed eleganti, i costumi tra il trash e il modaiolo non bastano a salvare una pellicola priva di una sua identità, di una logica narrativa e soprattutto di una vera ragion d’essere che non sia quella commerciale.

Nel film Selene (Beckinsale) è braccata da un lato dal clan dei Lycans, guidati dal carismatico Marius (Menzies), dall’altro dalla fazione dei vampiri che l’ha tradita, e può contare soltanto su due alleati: David (James) e il padre di lui Thomas (Dance).

David (Theo James) e il padre Thomas (Charles Dance) in una scena. (2017)

Marius intanto riesce a convincere i Lycans che la chiave per porre fine alla millenaria battaglia contro i vampiri è il sangue di Eve, la figlia di Selene, per metà Lycans, per metà vampira, che conferisce a chi lo beve poteri eccezionali.

C’è solo un problema, Eve è desaparecida. Tutti la vogliono, nessuna sa dove trovarla. Sembra d’assistere alla versione dark di “Aspettando Godot”.

Selene si sente una madre inadeguata, è stanca di combattere, ma al contempo, davanti al pericolo d’estinzione per il suo popolo, non esita a mettere in gioco la propria vita ancora una volta.

Kate Beckinsale è da sempre l’anima, il corpo e il cuore di “Underworld” e anche in questo quinto episodio da tutta se stessa per riuscire a dare un quid al film, ma anche per lei, probabilmente, è tempo di pensionare il personaggio. La sua bellezza, il suo talento e la vitale e carismatica presenza scenica non riescono a colmare i limiti strutturali, narrativi e di regia.

Il film è lento, confusionario, pasticciato, regala più sbadigli che emozioni.

L’amarezza del fan è tanta quanto l’avvilimento del giornalista nel dover stroncare una saga amata, ma ormai chiaramente giunta al capolinea.

Il finale aperto, invece, lascia pensare a un possibile nuovo episodio. La speranza è che i produttori riflettano a lungo prima di continuare con questo inutile e doloroso accanimento.

 

Il biglietto da acquistare per “Underworld – Blood Wars” è: 1)Neanche regalato (con riserva); 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

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