Al cinema: Io che amo solo te

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Un film di Marco Ponti. Con Riccardo Scarmacio, Laura Chiatti, Michele Placido, Maria Pia Calzone, Luciana Littizzetto, Eva Riccobono, Enzo Salvi, Dario Bandiera. Drammatico, 102′. 2015

Tratto dall’omonimo romanzo di Luca Bianchini

Io che amo solo te, locandina

Se dovessi scrivere il titolo per un articolo, invece della recensione del film Io che amo solo te, sarebbe “Sucidio creativo di Luca Bianchini”. Sottotitolo: “Otto anni dopo Ho voglia di te Chiatti e Scamarcio ci riprovano in Puglia”.

Credo che queste due frasi, da sole, possano già rendere bene l’idea della cifra artistica della pellicola di Marco Ponti.

Quest’estate in una fase da lettore più disimpegnata del solito ho scelto di dare fiducia allo scrittore Luca Bianchini e di leggere questo romanzo che ha avuto, al momento dell’uscia nel 2013, un buon successo. È stata una lettura fresca, divertente, semplice, perfetta per i mesi caldi.

Una storia d’amore tra passato e presente, ambientata nella splendida Polignano a Mare. Protagonisti due cinquantenni nostalgici, che non hanno mai vissuto la loro occasione, e si ritrovano oggi a divenire consuoceri perché i figli convolano – loro sì – a nozze.

Leggendo già vedevo nella mia mente la vicenda trasportata sul piccolo schermo, in uno di quei film tv da vedere su Rai 1 le domeniche d’inverno. Invece ecco il primo grave errore di questa produzione: fare di un testo televisivo una trasposizione cinematografica. Luca Bianchini è uomo di radio, ha un un linguaggio e uno stile basico, essenziale, che ha trasportato anche nei suoi romanzi. “Io che amo solo te” sarebbe potuto diventare un format per la televisione con poco sforzo. E invece…

Il secondo, tragico, errore è strutturale. Nel libro i veri protagonisti sono Ninella (Calzone) e Don Mimmi (Placido), amanti da ragazzi ma poi costretti dai casi della vita a sposare altre persone e amarsi solo da lontano. Nel film, invece, gli autori hanno scelto di spostare del tutto la prospettiva, puntando i riflettori per lo più sulla coppia giovane, formata da Damiano (Scamarcio) e Chiara (Chiatti), alle prese con i dubbi prematrimoniali. Decisione che riduce fascino e interesse della vicenda. Osservare la coppia Scarmarcio-Chiatti, otto anni dopo Moccia, sospirare per amore fa sbadigliare prima, e rende insofferenti poi.

Luca Bianchini ha costruito nel suo libro una struttura narrativa in tre parti, precise, snelle e gustose. C’è ritmo e ironia, e viene fuori un affresco credibile della realtà pugliese. Il film, invece, è composto da solo due parti, che mostrano limiti narrativi e di ritmo evidenti.

Soprattutto la parte iniziale del film è lenta e macchinosa. Non si riesce a respirare l’attesa per la festa del paese, i colori e gli odori della Puglia che caratterizzano invece il romanzo.

Fin dalle prime pagine il lettore entra in sintonia con l’amore malinconico e struggente di Ninella e Mimmi. Nel film, invece, si ha davanti agli occhi un brutto fotoromanzo dove Laura Chiatti e Riccardo Scarmarcio, oltre a una scialba bellezza, offrono poco, e Maria Pia Calzone, sebbene intensa e preparata, non riesce a fare miracoli con un Placido cotto e imbolsito come controparte.

Manca la magia tra gli attori, non c’e sentimento. Si avverte chiaramente che quella che si ha davanti, più che una pellicola sentita, è un’operazione commerciale, studiata a tavolino per vincere al box office.

Sono invece da elogiare le cosidette “spalle”: Eva Riccobono, Massimo Gallo, Enzo Salvi e Fario Bandiera. Sono le loro perfomance a rendere il film quanto meno visibile.

La regia è scolastica, pulita, sembra di vedere un video promozionale della “Pro Loco” di Polignano al mare, ma almeno non fa troppi danni.

La vera delusione e amarezza, da lettore del libro, è che vedendo il film al cinema non so quanti spettatori saranno curiosi di scoprire il testo originario (che invece meriterebbe). E come ho scritto all’inizio, per uno scrittore distruggere il proprio romanzo per ragioni di marketing è davvero un peccato.

 

Il biglietto d’acquistare per “Freeheld. Amore, giustizia, uguaglianza” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.


1 COMMENT

  1. Ho visto il film solo adesso, mesi e mesi dopo l’uscita al cinema. Sarà che con un bimbo piccolissimo lo spirito critico va un po’ a farsi benedire e si è soprattutto contenti di riuscirlo a finire, un film, ma sinceramente pensavo peggio! Sono tra quelli che non hanno amato particolarmente il romanzo “Io che amo solo te”, quindi la trasposizione cinematografica non rischiava di deludermi a priori. Un film leggero, con qualche momento divertente, che magari non fa commuovere o innamorare, ma si guarda con piacere.

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