A teatro | Il giocatore, da Fëdor Dostoevskij

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Emma Di Lorenzo

 

Regia di Gabriele Russo. Con Daniele Russo, Marcello Romolo, Camilla Semino Favro, Paola Sambo, Alfredo Angelici, Martina Galletta, Alessio Piazza, Sebastiano Gavasso.

Adattamento di Vitaliano Trevisan | Scene Roberto Crea | Costumi Chiara Aversano | Luci Salvatore Palladino | Musiche Massimiliano Pace | Movimenti scenici Eugenio Dura

Il Giocatore. Foto di FSqueglia

Dall’opera d Dostoievski, l’ultimo spettacolo di produzione del Bellini chiude la trilogia letteraria che il teatro ha regalato al suo pubblico.

Tra le scene, dai rimandi piacevolmente decadenti, disegnate da Roberto Crea, si muovono gli otto personaggi della vicenda, burattini del vizio proprio e altrui.

Il gioco si trasforma, attraverso la scena, in una giostra di luci e suoni, di colori e cambi che gli attori, guidati dalla regia di Gabriele Russo, utilizzano in ogni sua parte. Una tragedia che diventa farsa, che altro non è che il teatro, ma anche la vita.

In scena, Daniele Russo interpreta un doppio ruolo. Da un lato è l’autore stesso, Dostoievski, intento nell’atto convulso di scrivere “Il Giocatore”, nei tempi strettissimi concessi dall’esigenza di consegnare l’opera, a cui proprio il vizio di cui scrive l’ha costretto. Dall’altro è Aleksej, protagonista del romanzo, con una terribile trasformazione, nel passaggio attraverso le fasi del vizio.

Daniele Russo e Camilla Semino Favro in scena. Foto di FSquegli

Impegnata in un doppio ruolo anche Camilla Semino Favro: è Polina, l’amata di Aleksej e l’assistente dello scrittore, Anna Grigor’evna.

In un mondo in cui vincere al gioco è l’ago della bilancia che divide un’esistenza soddisfacente da una vita grama, la potenza delle immagini e delle simmetrie, disegnate dalla Russo sulla scena, si trasformano in un disturbante carillon dal quale non si sfugge.

Gli attori tutti (Daniele Russo, Marcello Romolo, Camilla Semino Favro, Paola Sambo, Alfredo Angelici, Martina Galletta, Alessio Piazza e Sebastiano Gavass) diventano così strumenti inconsapevolmente senzienti, al servizio di una fonte di vita di cui non riescono a fare a meno: quei soldi che, se presenti, rappresentano la felicità e la cui assenza supera per il dolore persino la mancanza d’amore.

E così il passato evoca il presente, sottolineando l’attualità della scrittura di un testo come “Il Giocatore” e la sua eternità. Come un flipper impazzito, i personaggi ‘ballano’ la danza degli sconfitti, dove non c’è pace, né perdono.





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