5 domande all’autore di “Castigo di Dio” Marcello Introna

Nei suoi romanzi la Bari del Novecento prende vita, tra personaggi iconici, crimini dimenticati, storia

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Marcello Introna è nato a Bari nel 1977 e dopo il liceo classico si è laureato in Medicina veterinaria e ha conseguito un dottorato di ricerca all’Università di Bari. Autore e sceneggiatore televisivo, attualmente svolge la professione di veterinario.

Nel 2016 ha esordito nel mondo della narrativa con il romanzo “Percoco“, edito da Mondadori, incentrato sulla figura del mostro di Bari. “Castigo di Dio” è il suo secondo libro.

 

È uscito a gennaio per Mondadori il tuo nuovo romanzo, “Castigo di Dio”, ambientato nella Bari del 1943, a ridosso della caduta del Fascismo. Cosa ti ha spinto a raccontare questa storia di malavita, anime alla deriva, degrado?

Ho una passione per la ricerca in ogni sua forma, da quella scientifica come medico veterinario a quella storica asservita a ciò che scrivo. Ho trovato notizie sulla Socia, il palazzo protagonista di “Castigo di Dio“, durante l’indagine svolta su un faldone giudiziario per il mio primo lavoro, “Percoco“. In Italia siamo abituati a commemorare, a fare le fiaccolate, i raduni e via dicendo; ma ci fermiamo li. Le cose non cambiano. Cambia solo il contesto storico. Non la natura dei meccanismi che governano l’umano agire. Non trovo differenze tra la società del 1943 e quella di oggi. Quantomeno non nella mia Bari.

Nei programmi scolastici si tende a dare grande importanza alla Storia antica a discapito di quella più recente, spesso trascurata per mancanza di tempo. Dove non arrivano i libri di scuola arrivano i romanzi, secondo te? Quanta responsabilità ha uno scrittore, nel tenere vivo il ricordo del nostro passato recente?

Nessuna. Questo genere di responsabilità toccherebbe ai singoli e in generale agli amministratori pubblici. Ma il politico italiano medio, specialmente oggi, a volte non ha nemmeno un diploma. E ci abbiamo fatto l’abitudine. Se penso che per insegnare alle elementari richiedono una laurea non posso che ridere amaramente. Per fare il ministro dell’istruzione basta di fatto la terza media.

Protagonisti del tuo romanzo uomini senza scrupoli, come Amaro, ma anche caratteri positivi – penso ad Anna, puttana letterata che fa scuola ai due orfani Lorenzo e Francesco, al giornalista Luca “il Bracco”, al fabbro Savio. C’è ancora speranza per il genere umano, secondo te? E che ruolo riveste, nella storia, la Socia, l’immenso palazzo fatiscente dove si intrecciano i destini di questi eroi e antieroi?

La Socia era un contenitore e i contenuti ce li mettono le persone. Il suo ruolo nel romanzo è quello dello spettatore muto. Vilipeso. Credo ci siano mosche bianche e che non tutti siano “cattivi”. Ma credo pure che le mosche, in genere, finiscano per essere schiacciate.

Nel tuo romanzo d’esordio, “Percoco” (2016), hai raccontato la storia dimenticata del mostro di Bari, che nel 1956 uccise i genitori e il fratello minore; in “Castigo di Dio” una storia di perdizione e redenzione degli anni ‘40. I due romanzi hanno qualcosa in comune, oltre all’ambientazione barese? Cosa spinge un laureato in medicina veterinaria a scrivere romanzi storici?

La curiosità verso la mia terra, che amo e disprezzo alla follia. Scrivere ti permette di stare in silenzio. Al di la del mio amore verso gli animali… anche loro stanno in silenzio. Non avrei mai  potuto studiare la medicina per gli uomini. Non credo li avrei voluti curare. Forse gli avrei dato il colpo di grazia e non per una questione di pietas virgiliana. I due romanzi in comune hanno la “materia prima”. La mia terra appunto.

E cosa dobbiamo aspettarci adesso da Marcello Introna? Stai già lavorando a qualche nuovo progetto, magari passando in rassegna le cronache cittadine alla ricerca di qualche fatto interessante che possa ispirarti?

Ho lavorato quattro anni su “Castigo di Dio“. Ora come ora devo riprendere fiato e valutare molti fattori. Ma sono orientato a scrivere qualcosa di ironico che ad esempio metta in evidenza il rapporto tra veterinario e padrone di animale. Spesso non sono i cani e i gatti ad aver bisogno del veterinario, ma i loro padroni dello psichiatra.

 

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