10 sociopatici letterari capaci di affascinare i lettori

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Secondo gli esperti, il 5% della popolazione mondiale presenta segni di disturbi psicotici, quindi non sorprende più di tanto che anche un buon numero di personaggi di fantasia mostrino segni di squilibrio.

La sintomatologia è varia: si passa dall’egocentrismo e dalle manie di onnipotenza all’incapacità di provare vere emozioni. La vita interiore di sociopatici e psicopatici, per quanto suoni strano, rappresenta una forte attrattiva per le persone – nella realtà, quando sentiamo di delitti efferati e serial killer non ci capita spesso di chiederci “Come può un uomo fare questo?”.

I libri che hanno come protagonisti personaggi “deviati” ci permettono di osservare da vicino i diversi gradi dei disturbi mentali, mantenendo comunque una distanza di sicurezza. Non è semplice, però, spiegare perché proviamo talvolta una specie di attrazione o di simpatia per antieroi come Amy di L’amore bugiardo o Patrick Bateman di American Psycho. Oltre tutto, tifare per loro – o quanto meno sperare che non finiscano troppo male – ci fa anche sentire in colpa. Perché è sbagliato fare il tifo per “il cattivo”, giusto?

C’è comunque qualcosa di affascinante nel modo in cui questi individui cercano di farsi strada, e nell’auto-controllo di cui danno prova mentre perseguono i propri obiettivi. Il nostro apprezzamento viene anche giustificato dal fatto che, molto spesso, i personaggi letterari sono ampiamente irrealistici. Ad atteggiamenti psicotici, infatti, si accompagnano via via un’intelligenza fuori dalla norma, un gusto spiccato per arte e musica, un atteggiamento sprezzante, abilità straordinarie nell’uccidere le persone (anche con oggetti di uso comune). Tutti elementi che difficilmente si ritrovano nei sociopatici reali.

Passiamo in rassegna, riprendendo un pezzo dell’Huffington Post, 10 personaggi letterari che mostrano segni di squilibrio mentale. Personaggi più o meno pericolosi e dannosi per la società. Personaggi comunque affascinanti.

 

Patrick Bateman, American Psycho
Alcuni personaggi sono difficili da incasellare – perché con il loro fascino riescono a confonderci, e sembrano mostrare una qualche forma di amore per gli altri. Patrick Bateman non è decisamente uno di questi. Nel corso della storia, lui non prova neppure a convincere il lettore di essere “normale”, preferendo invece di omicidi con la stessa facilità con cui noi potremmo discutere del tempo. Il pubblico, insomma, non tifa per Bateman in quanto tale, ma, invece che esserne disturbato, finisce per ridere della sua mancanza di tatto e di serietà.

Sherlock Holmes, Le avventure di Sherlock Holmes
Nella serie televisiva della BBC Sherlock, il protagonista Benedict Cumberbatch ripete spesso: “Non sono uno psicopatico, sono un sociopatico ad alto funzionamento”. A dire il vero gli esperti smentiscono il detective. Prima di tutto tra sociopatico e psicopatico non c’è differenza. In secondo luogo, Sherlock reprime volutamente le proprie emozioni, non ne è solo carente. Anche se mostra gradimento per Watson, si può affermare che l’ex militare altro non è che uno strumento nelle sue mani. In ogni caso, l’impulsività e l’amore per l’avventura, unite alla grande capacità di risolvere i crimini, rendono Sherlock un personaggio facile da amare.

Amy, L’amore bugiardo
Amy è fissata con l’idea di mantenere un’apparenza perfetta all’esterno, e per farlo è disposta a tutto. La serie di libri scritti dai genitori, Incredibile Amy, si basano apertamente su di lei e questo ha portato i lettori a concentrarsi sui trionfi e la vita della ragazza. Amy altera regolarmente la propria personalità, ingannando amici e conoscenti. Preferirebbe morire – letteralmente – piuttosto che essere considerata una persona ordinaria, che ha che fare con questioni ordinarie come l’adulterio e il divorzio. Il lettore prova pena per lei? Forse inizialmente, grazie anche allo stile di Gillian Flynn e alla costruzione del libro. Ma alla fine…

James Bond, Casino Royale
Una delle caratteristiche che segnalano il lato psicotico del personaggio immaginato da Ian Fleming è il suo costante bisogno di eccitazione. A questo si aggiunge il fatto che James Bond è un misogino, e guarda alle donne con cui si rapporta più come a missioni da completare che come persone. Ma l’agente segreto è anche garbato, affascinante e audace, davvero difficile da non amare. Ma Bond incarna anche tutti e 7 gli attributi che caratterizzano uno psicopatico ben inserito – fascino, audacia spinta all’estremo, spietatezza e via dicendo.

Humbert Humbert, Lolita
Humbert Humbert, bisogna dirlo, commette una serie di crimini imperdonabili. Ma lo fa in nome dell’amore! O almeno è questo che lui racconta e finisce che i lettori restano ammaliati e provano una specie di empatia con lui. Per affascinare il pubblico, il personaggio fa un uso attento e vincente del linguaggio, sostituendo il termine “minorenne” con “ninfetta”, che fa pensare a qualcosa di peccaminoso, più che a una ragazzina indifesa. Lolita, nelle sue parole, diventa una creatura magica e quasi demoniaca, di fronte alla quale lui, povero, nulla può. Chiaramente questi tentativi di scaricare la responsabilità dei propri crimini su un’altra persona sono un classico espediente degli psicopatici dei libri. Razionalmente, sappiamo che il comportamento di Humbert è inaccettabile, ripugnante. MA quando parla e riveste le sue azioni di amore, spesso dobbiamo richiamarci all’ordine e ricordare come stanno le cose, per non cedere all’indulgenza verso di lui.

Cersei Lannister
Lena Headey è Cersei Lannister nella serie HBO

Cersei Lannister, Le cronache del ghiaccio e del fuoco
Il modo di amare di Cersei è discutibile, dal momento che le sue relazioni sono sempre descritte come avide ed egoiste, e questo la fa entrare di diritto nella categoria dei personaggi problematici. Anche il fatto di avere una sessualità perversa – avere una relazione con il proprio fratello fa entrare di diritto nella categoria dei depravati – contribuisce all’immagine. Altra caratteristica significativa di Cersei è la megalomania. Da un certo punto di vista, la sua rabbia è comprensibile: in quanto donna, le viene spesso ricordato quale sia il suo posto, quindi deve impegnarsi molto di più degli uomini per ottenere ciò che vuole.

Jay Gatsby, Il grande Gatsby
Gatsby, come Cersei e Humbert, viene descritto come una persona consumata dall’amore, ma la sua ossessione per Daisy si fonda più sull’idea che ha di lei, su ciò che rappresenta, che sul personaggio vero e prorio. Gatsby si costruisce una falsa identità, ha manie di protagonismo e sembra ossessionato dall’immagine che di lui si fa il resto del mondo, ma in realtà è un recluso senza veri amici. Ciò nonostante, Nick pensa che Gatsby sia un gran bravo ragazzo, quindi il lettore è portato a perdonargli le menzogne e tutto il resto. Anche se sa essere manipolatore, non desidera ferire gli altri, quindi resta più un uomo chiuso in se stesso che un vero pericolo.

Becky Sharp, La fiera delle vanità
Come Gatsby, Becky Sharp ci dimostra che non tutti i sociopatici/psicopatici si trasformano in serial killer. Becky è un’arrampicatrice sociale, ed è davvero spietata nel farsi strada. Arriva persino ad usare la sua più emotiva amica, Amelia, come veicolo per il successo. Becky sembra interessata soprattutto a sposare qualcuno di benestante, e per realizzare il suo piano non ha scrupoli a usare l’attaccamento e le passioni altrui. Ma come lettori, non ci sentiamo molto propensi a considerare la protagonista come il male personificato. Becky è una outsider dell’alta società e quindi serve a smascherare l’assurdità della classe sociale più alta.

Meursault, Lo straniero
La mancanza di emozioni che Meursault prova davanti alla morte della madre esemplifica al meglio il trionfo dell’individuo sopra le convenzioni sociali. Ma è anche spaventoso che lui non riesca a ricordare il giorno in cui 9il decesso è avvenuto. In modo particolare, sconcerta il fatto che uccida un uomo a sangue freddo, portando il caldo come scusa, e spiegando poi che “la mia natura è tale che molto spesso i mie bisogni fisici vanno nella stessa direzione delle mie sensazioni”. A Meursault viene anche chiesto a più riprese di dimostrare o esprimere a parole i sentimenti che dice di avere per le donne, ma lui si rifiuta sempre. E nonostante tutto, simpatizziamo con lui… per via dell’esistenzialismo.

Dean Moriarty, Sulla strada
Dean predica la vita vissuta momento per momento, e qualche volta spinge un po’ troppo avanti questa filosofia. E’ un dongiovanni, che si lascia alle spalle moglie e figli per viaggiare per il paese con una 16enne. Ama creare rapporti che non hanno possibilità di resistere al tempo. Bisogna anche dire che Dean sembra aver bisogno di azione a tutti i costi, per essere soddisfatto. Se le sue ripetute fughe debbano essere considerate un modo per scappare alle responsabilità e in generale sentirsi giovane è difficile da dire, ma amarlo è semplice. Dean incarna la spontaneità al massimo grado.


A voi la parola, amici lettori. Perché credete che, nei libri, capiti spesso che anche i personaggi meno positivi e più problematici finiscano per attirare il lettore? Perché siamo sempre consapevoli che si tratta di finzione e non di vita reale? E a voi è mai capitato di “fare il tifo” per qualche sociopatico letterario? Siamo curiosi di conoscere la vostra opinione. 

3 COMMENTS

  1. Alla vostra lista mancano le mie due psicopatiche letterarie preferite: la Simone di “Storia dell’occhio” di Georges Bataille e la Theres di “Una piccola stella” di John Ajvide Lindqvist. Devo dire che le trovo ambedue adorabili.

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